22 Marzo 2015
16:45

Costanzo ricorda l’attentato: “Fosse morto un innocente avrei smesso con questo lavoro”

Il conduttore, ospite di Giletti insieme a Maria De Filippi, racconta dei tragici fatti di Via Fauro, quando lui e sua moglie scamparono a un attentato di stampo mafioso che si materializzò a pochi metri da loro. Maria De Filippi: “Ho superato la paura col tempo, facendogli promettere di non occuparsi più di mafia”. Costanzo: “Non so come avrei reagito all’idea che un incolpevole fosse morto per colpa mia”.
A cura di Andrea Parrella

Maurizio Costanzo è stato ospite di Massimo Giletti a L'Arena per un'intervista lunga ed intensa, alla quale ha partecipato, in piccola parte, anche sua moglie Maria De Filippi, in collegamento video. Il conduttore, che a breve tornerà a Mediaset con il suo Maurizo Costanzo Show, è frequentemente presente sul piccolo schermo, specie in compagnia di sua moglie. Sono stati molti i temi affrontati dal conduttore del programma di Rai1, prima orientati sulla sfera privata della coppia, per capire come si fossero conosciuti e quali fossero le loro abitudini. "Lei è come la Gestapo – ha detto Costanzo – Adesso di certo è leggermente irritata, perché non vede l'acqua vicino a me che presume dovrei bere" . E' nato così il siparietto tra i due con la De Filippi che ha ricordato il giorno in cui si conobbero, a Venezia, molti anni fa: "Non era particolarmente simpatico a inizio giornata, mentre a fine giornata era meno scontroso. Ma di lui mi aveva colpito l'intelligenza," prima di specificare di essere stata molto gelosa all'inizio della loro relazione, in particolare peri precedenti matrimoni di Costanzo:

Sono stata gelosa del presente di allora e passato di adesso.

La conversazione è stata poi dirottata verso la terribile esperienza dell'attentato scampato a Via Fauro, a Roma, nel 1993, quando scoppiò un'autobomba a pochi metri dall'auto nella quale si trovava il conduttore, in quegli anni molto impegnato nel tema della lotta alla mafia, e proprio Maria De Filippi. Un argomento che Costanzo aveva già rimembrato qualche mese fa, in tv. Giletti manda in onda un estratto della maratona televisiva che Costanzo realizzò con Santoro in ricordo della morte di Libero Grassi, quando ospite al teatro parioli era Giovanni Falcone, qualche anno più tardi ucciso tragicamente a Palermo. E Costanzo, nel rivedere quegli estratti, quasi si commuove, ricordando anche dell'intervento e l'attacco di Totò Cuffaro, allora consigliere comunale a Palermo, alla trasmissione di quella sera:

Mi hai regalato un'emozione, nel rivedere quel passaggio con Falcone. Io lo chiamavo Puffaro, perché non mi piaceva quello che diceva, era di grande arroganza. Io consideravo Falcone e Borsellino due grandi della storia italiana. Mi ricordo che Santoro e io eravamo ad un premio in Sicilia quando venimmo a conoscenza dell'uccisione di Falcone: per me è stato un colpo durissimo, come fosse morto un parente.

Poi il racconto dell'attentato scampato: "Per fortuna, io quel giorno avevo cambiato macchina e quello che doveva premere sul pulsante ha avuto quei due secondi di dubbio sul fatto che ci fossimo noi o meno su quella macchina. L'estate a seguire, quello che allora era il capo della polizia, De Gennaro, venne molte volte da noi a spiegare a maria cosa fosse la Mafia e cosa c'era accaduto". La conduttrice infatit, racconta di essere rimasta legittimamente terrorizzata da quel fatto: "Fa un effetto strano, io le immagini non le avevo mai riviste. Ho superato la paura col tempo, era paura di uscire di casa, anche se era ovvio che l'obiettivo non fossi io. Io ho fatto promettere e Maurizio di non parlare più di mafia. Il Costanzo Show si registrava alle 19 e andava in onda alle 23, quindi quando accadeva che parlava di mafia gli facevo una testa così". Costanzo infine, rivela a Giletti un particolare relativo alla sua attività da giornalista negli anni successivi, che è stata determinata anche e soprattutto dagli esiti nulli di quell'attentato:

Non dimenticherà mai la puzza di esplosione che ancora si sentiva il giorno dopo l'esplosione. Quei 70 chili di tritolo hanno fatto qualche ferito, non è morto nessuno. Ma se fosse morto qualcuno io avrei smesso di fare questo lavoro. Io pregai di fare il giro telefonico degli ospedali per capire se ci fossero morti. Non so come avrei reagito all'idea che un incolpevole fosse morto per colpa mia.

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