I primi anni '90, si sa, furono anni caldi sul fronte degli attentati mafiosi e in particolare, tra il 1992 e il 1993, si susseguirono una serie di attentati che fecero tremare il Paese (causando tra le altre, la morte di Salvo Lima, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino). Tra la primavera e l'estate del 1993 ce ne furono una serie, alcuni dei quali falliti, che colpirono tra gli altri Maurizio Costanzo, presentatore televisivo molto attivo sul fronte antimafia e inviso a Totò Riina.

Nella scorsa puntata di Servizio Pubblico, proprio Maurizio Costanzo, intervistato da Sandro Ruotolo è tornato a quel giorno, il 14 maggio del 1993, quando scampò per pochi secondi alla morte, a seguito dell'esplosione di un'autobomba in via Ruggiero Fauro (vicino al Teatro Parioli) dove il presentatore aveva registrato una puntata del Maurizio Costanzo Show. Il presentatore, infatti, decise all'ultimo momento di cambiare auto, creando così un imprevisto che gli ha permesso di poterlo ancora raccontare. Costanzo ha spiegato perché la sua morte sarebbe stata simbolica:

“Durante gli anni in cui mi occupavo di mafia chiesi ad Andreotti o a Martelli che la si finisse con la vergogna dei mafiosi che lasciavano le infermerie del carcere per starsene tranquilli in ospedale. L’aver ottenuto questo credo mi abbia assai nuociuto”

Fu quello, probabilmente, il motivo scatenante del tentativo di omicidio, con Riina che avrebbe detto "Quel Costanzo mi ha rotto i coglioni". Chi doveva premere (Salvatore Benigno), lo fece in ritardo, perché aspettava il presentatore e la moglie su un'altra auto:

Quel giorno io avevo cambiato macchina, quei 30, 20, 10, 5 secondi di incertezza nel premere hanno consentito alla macchina di girare e quindi di non prendere l'onda d'urto. Se non avessero avuto quei secondi di incertezza eravamo senza testa, io, Maria, l'autista e pure il cane. E la cosa bella di una cosa orrenda è che non ci furono morti.

Furono 29 i feriti di quell'attentato, oltre ai danni ai palazzi circostanti ma, fortunatamente, nessun morto.