Inutile girarci attorno: gli ultimi anni non sono stati semplici per Fabio Fazio. Il conduttore, qui lo abbiamo scritto più volte, è stato oggetto di una discriminazione che ha prima sfiorato e poi ampiamente superato l'assurdo, rendendolo oggetto di attacchi pesantissimi, individuato come bersaglio televisivo nell'ambito di una campagna politica ambigua e pretestuosa, che ha alimentato un clima da nuovo editto bulgaro nei suoi confronti.

Il conduttore di Che Tempo Che Fa è stato identificato come il male assoluto della Rai, simbolo degli sprechi dell'azienda, dei maxi stipendi e di tutto ciò che il servizio pubblico non avrebbe dovuto trasmettere. Anni in cui Fazio ha incassato tutto il peggio e ha risposto non tirandosi mai indietro dal manifestare il proprio pensiero, invitando in trasmissione quei personaggi politici che lo hanno attaccato anche da presidi di potere.

Ultimo, solo in ordine temporale, è arrivato il declassamento da Rai1 a Rai2, che appare più che mai fuori luogo in queste settimane nelle quali Fabio Fazio – non si teme l'eccesso di enfasi in questi tempi – sta proponendo un prodotto di autentica resistenza televisiva, in cui un racconto serio e mai allarmista sull'emergenza coronavirus si bilancia con la necessità di continuare a sorridere, concedersi un briciolo di spensieratezza e non pensare solo al coronavirus in tempi di coronavirus. Un presidio informativo fisso che ha trasformato Che Tempo Che Fa in un contenitore in grado di convogliare tutte le forze della Rai in un unico, grande flusso che ha nella serietà, nel buon senso e nella solidarietà i punti cardinali del racconto. Il tutto senza pubblico, in uno studio orfano dell'atmosfera che da sempre contrassegna il programma.

Nulla di eccezionale, penserà qualcuno, fa solo il suo lavoro. E per di più guadagnando moltissimi soldi, aggiungerà qualcun altro cavalcando la solita questione degli stipendi. Ma non è così e bisogna sottolinearlo. Nel pieno dell'emergenza Fazio si sta dimostrando un gigante della Rai e sta facendo qualcosa di cui un giorno ci ricorderemo quando si parlerà del ruolo dei media e della televisione nel racconto di questa durissima emergenza. Quando quel tempo arriverà, forse, qualcuno gli dovrà anche delle scuse.