Foto di Daniele Barraco
in foto: Foto di Daniele Barraco

Greta Scarano interpreta Anna Santi nella fiction Chiamami ancora amore. Il finale di stagione della miniserie in tre puntate andrà in onda lunedì 17 maggio su Rai1. L'attrice, in un'intervista rilasciata a Fanpage.it, ha parlato della sfida di interpretare una donna sofferente e ferita come Anna, dell'amore che si sgretola dopo troppe parole non dette e dei segreti più intimi che diventano affilati coltelli con cui ferirsi l'un l'altro. Scarano, inoltre, ha avuto parole di stima e affetto per Simone Liberati e Claudia Pandolfi. La miniserie non prevede la seconda stagione.

Anna è una donna che ha tante ferite: il rapporto conflittuale con il padre, il timore di spingersi fino al suicidio come ha fatto la madre, l'insoddisfazione di avere abbandonato i suoi sogni. Immagino non sia stato facile calarsi nei suoi panni.

È stata un'esperienza singolare. Abbiamo lavorato nella direzione della credibilità e aderenza alla realtà. Anna è tormentata. Entra in crisi perché ha fatto delle rinunce. Lei voleva diventare medico. È un fardello che si porta dietro, che le causa una certa insoddisfazione. È una donna comune, i cui sacrifici a lungo andare hanno creato dei disagi. È stata un'indagine nei sentimenti.

Mi ha colpito il fatto che non ci sia mai un tentativo di edulcorare il racconto. Penso, ad esempio, alla scena in cui Anna strattona il figlio Pietro ancora in fasce. 

Siamo abituati a vedere soltanto gli aspetti positivi della maternità e invece noi abbiamo voluto scavare nella sua complessità. L'esasperazione di dover crescere un neonato da sola, ti porta in certi casi a non essere più completamente in controllo di te stessa. So di tante mamme che si sentono sbagliate perché è difficile imparare a maneggiare qualcosa di così delicato come un figlio, soprattutto quando si è soli.

Diciamo che spesso anche i social contribuiscono a veicolare un'immagine quasi fiabesca della maternità e ciò porta molte donne a sentirsi madri inadeguate.

Hai ragione. Anche per questo noi abbiamo cercato di trasudare verità senza retorica, senza fronzoli. Abbiamo identificato le problematiche reali di una madre che vive la maternità in maniera comune, che si sente sola, che ha un po' di depressione e non ha gli strumenti per affrontare la nascita di un figlio. Tutte cose che, se capitano a te direttamente, fai fatica ad accettare.

Enrico e Anna, Simone Liberati e Greta Scarano
in foto: Enrico e Anna, Simone Liberati e Greta Scarano

Anna ed Enrico arrivano ad usare quanto di più intimo hanno appreso l'uno dell'altro per ferirsi. È così che si sgretola un amore.

È molto triste, ma è una cosa che conosco, che ho visto accadere tante volte. Anche questo è un elemento di verità dirompente. Come si arriva ad usare i segreti che negli anni si è appreso dell'altro per fargli del male? È una cosa diabolicamente umana, ma non sempre la vediamo raccontata.

Devo dire che è una serie in cui è difficile schierarsi, distinguere un buono e un cattivo.

Si riesce a empatizzare in egual modo con entrambi e subito dopo a sentirsi distanti da loro. Come succede nella vita. Non è sempre facile prendere una posizione, capire dove una coppia ha sbagliato. Credo che ci sia sempre un concorso di colpa. Nella serie, la scelta di non operare una distinzione netta tra buoni e cattivi, non è casuale. Senza fare spoiler, posso dire che tutto ciò è funzionale all'esito della vicenda. Tutto quello che è stato seminato nel corso della serie, poi alla fine si raccoglierà. Non tutto è perduto.

A te è capitato, come ad Anna, di vivere un grande amore che poi si è trasformato in odio?

Sinceramente così no, nella maniera più assoluta. Mi sono chiesta se possa dipendere dal fatto che quando c'è un figlio, la posta in gioco sale. Sono stata molto fortunata, l'ho visto succedere tante volte, ma non è successo a me.

Ti sei fatta un'idea delle dinamiche che portano due persone che si sono amate a distruggersi?

È molto difficile. Possono subentrare elementi di disturbo esterni alla coppia. O a volte si smette di comunicare e col tempo ciò può deteriorare una relazione. Si arriva a non volersi più bene, perché non si è affrontato tutto a tempo debito. Magari si sono prese delle scorciatoie. Le motivazioni possono essere le più disparate, però è importante comunicare e dirsi le cose, scendere poco a compromessi per evitare di ritrovarsi come Anna ed Enrico, intrappolati in un continuo recriminare.

Foto di Daniele Barraco
in foto: Foto di Daniele Barraco

Nella serie viene citato il porcospino che ha bisogno della vicinanza dei suoi simili per riscaldarsi, ma se si avvicina troppo soffre per via degli aculei. Ti ritrovi in questa visione delle relazioni?

Penso che, come in tutte le cose, ci voglia molto equilibrio. La giusta distanza è appropriata quando ci si sta conoscendo, per non scoprirsi troppo ed evitare di farsi male. Ma io sono sempre stata molto istintiva. Non sono una persona che calcola. Magari è una cosa che tende a fare chi ha sofferto tanto in amore, io non sono così.

Io ho interpretato il dilemma del porcospino come un invito a non lasciarsi assorbire totalmente dal partner, per non soffrire la dipendenza dalla relazione.

Riguardo a evitare la dipendenza emotiva, sono assolutamente d'accordo. La simbiosi a lungo andare potrebbe essere un po' pericolosa. In quel senso, sarebbe giusto essere dei porcospini.

Nella serie Chiamami ancora amore hai avuto modo di lavorare con Claudia Pandolfi e Simone Liberati. C'è stata sintonia tra voi?

Sono stata fortunata a lavorare con loro. Simone è un attore di talento e un uomo generoso. Vederlo interpretare Enrico con così tanta forza e verità, per me era un regalo ogni giorno. Mi ha dato quanto di più bello potesse darmi: rispetto, generosità, professionalità, attenzione, umanità. Claudia è eccezionale. È una donna incredibile, intelligentissima. Ha sempre una risposta sorprendente a tutto.

Con il finale di stagione di Chiamami ancora amore di lunedì 17 maggio diremo addio ad Anna ed Enrico?

Sì, la miniserie si concluderà così, non ci sarà la seconda stagione. È nata proprio come una serie che deve esaurirsi in tre puntate. La vedo un po' come un film lungo, più che come una serie. Si potrebbe davvero guardare tutta facendo binge watching.

Greta Scarano nella serie Il commissario Montalbano
in foto: Greta Scarano nella serie Il commissario Montalbano

Nel 2019, sei stata protagonista di Non Mentire. La serie Liar, di cui Non mentire era un remake, ha avuto la seconda stagione. Non mentire, invece, si è fermata.

Sì, ai nostri produttori non convinceva la strada che aveva preso la serie originale e hanno preferito non proseguire. L'hanno chiusa così.

Ti abbiamo visto interpretare donne molto diverse: Ilary Blasi e Anna Santi, a chi di loro ti sei sentita più vicina?

Faccio fatica a scegliere. Di Ilary ho amato l'aspetto materno, la forza, il motore che rappresenta nella sua famiglia, nella coppia. Anna è una persona comune, che fa di tutto per essere una brava madre, per crescere un figlio al meglio delle sue possibilità. Questo me la rende molto vicina. E poi ho empatizzato molto con lei, che subisce i colpi sempre più duri che Enrico affonda.

Sei stata anche protagonista della serie Il Commissario Montalbano, nei panni di Antonia Nicoletti, la donna che riesce ad affascinare il protagonista. Quante possibilità ci sono che tu torni a interpretarla?

Con quel ruolo ho suscitato un clamore completamente inaspettato. Mi rendo conto che le persone vogliano sapere di più, ma Camilleri questo ha scritto. Purtroppo non può scrivere di più. Non credo che possa tornare, ma non si sa mai. Che io sappia per ora no.