Sarà per l'inverno, sarà per le lunghe trecce che adornano il capo delle protagoniste, sarà per gli intrighi o per i draghi fatto sta che Il Trono di Spade è diventata la serie più seguita, la più acclamata e la più attesa di sempre. Siamo ormai giunti al terzo episodio dell'ottava stagione e, per gli appassionati, c'è chi all'alba di stamattina aveva già soddisfatto la sua curiosità seguendo l'episodio in contemporanea con l'America e chi, invece, ha deciso di dormire sonni tranquilli ed aspettare di vedere la puntata in un orario più fruibile. "Occasionali", si direbbe in gergo calcistico! Ma in fondo perchè demonizzare i più pigri se c'è chi non ha mai visto GoT?!

La battaglia di Winterfall che anima il terzo episodio di questa ottava stagione è stata un inno alla liberazione, un tripudio di colpi di scena, di suspanse e di emozioni, la potenza comunicativa del:"Non oggi" pronunciato da Arya Stark  in risposta alla domanda "Cosa diciamo al Dio della Morte?", sembra sintetizzare quella forza combattiva che c'è in ognuno di noi, tanto da farci sentire tutti, improvvisamente, parte di un unico grande mondo e proseliti di un solo grande regno.

Peccato che, questo ardore non tutti possono farlo proprio, non tutti avvertono questa comunanza, questa fraternitè che supera anche quella della Rivoluzione Francese per trasformarsi in un senso comune di liberazione, in quell'afflato che solo i seguaci più accaniti sentono permeargli la pelle. Ebbene, anche se può sembrare assurdo, Game of Thrones non ha fatto breccia nel cuore di tutti, non tutti sono stati attratti dall'ambientazione medieval-fantasy, forse ancora provati dagli interminabili, ma avvincenti, episodi del "Signore degli Anelli" che hanno fatto spuntare ispidi fili argentei nelle folte chiome dei suoi spettatori, incantati dinanzi a tre ore di film, ed inchiodati alle poltrone del cinema. Qualcuno non ha ceduto al richiamo dell'inverno gelido, non si è fatto ammaliare dai metalupi, non ha seguito quell'intrecciarsi di abusi di potere, guerre, prevaricazioni tra famiglie che, nella sua semplicità, ha reso grande questa serie televisiva.

Il fatto di poter godere della visione di un prodotto straordinariamente ben fatto, a livello cinematografico, seduti sul divano di casa propria e accattivati dalla possibilità di poterlo vedere, e rivedere, ogni qualvolta se ne abbia voglia è sicuramente uno dei vantaggi che ha permesso a GoT di diventare la serie tv che, nell'arco di otto anni, è diventata. In un tempo così lungo le storie si evolvono, i personaggi cambiano, nello spirito e nel corpo, le dinamiche si incattiviscono e se nel periodo in cui si svolgono le riprese quasi ci si dimentica dell'esistenza degli Stark e dei Lannister, di Jon Snow e di Melisandre, allo scoccare della settimana che preannuncia l'arrivo sul piccolo schermo, l'adrenalina sale e la curiosità diventa incalzante.

E per i poveri estranei a questo mondo, e attenzione per estranei non si intende quelli della saga, ma coloro che sono completamente a digiuno in fatto di Trono di Spade, la vita sociale diventa difficile da gestire. C'è chi sa all'incirca chi siano i personaggi principali, ma si perde nei meandri delle peregrinazioni: dal Regno del Nord, all'Approdo del Re, al Castello Nero, c'è chi ha perso il conto dei morti e di quelli che sono risorti, insomma, non è facile ed è giusto avere pietà.

In fondo è un po' come parlare con qualcuno a cui non è mai capitato di leggere Cent'anni di solitudine, potrai perdere ore a spiegare chi sia Aureliano Buendìa, e quanti Josè Arcadio ci siano in questa strana e contorta famiglia, chi sia Melquiades e da dove spunti fuori Pilar Ternera, ma senza leggere passo per passo, seguire ricordo per ricordo e scoprire ad ogni pagina un nuovo personaggio, non si può cogliere la genialità di un simile testo. Allo stesso modo, chi non ha mai seguito Game of Thrones non potrà mai essere convinto dal racconto spezzettato, seppur emozionante e accattivante di un fan, gli basterà impiegare poco più di due giorni della sua vita, perchè alla fine le stagioni finora trasmesse contano 50 ore complessive, per mettersi in pari e sapere vita, morte, magie e miracoli dei protagonisti della serie tv più amata del mondo, anche perchè: "Quando si gioca al Trono di Spade si vince o si muore, non c’è una terza possibilità".