10 Febbraio 2015
11:44

Better Call Saul fa felici i nostalgici di Breaking Bad: ascolti super negli Usa

“Better Call Saul” dimostra che è molto più che un semplice spin-off di Breaking Bad: è un lavoro creato apposta per i nostalgici di Albuquerque, ma che aggiunge nuove storie ed ha un potenziale altissimo. E negli Usa già vanno pazzi.

"Better Call Saul" dimostra che è molto più che un semplice spin-off di Breaking Bad", "Date il benvenuto al miglior avvocato di sempre", "Non paragonatelo a Breaking Bad": insomma, la prima americana di "Better Call Saul", lo spin-off incentrato sull'avvocato traffichino Saul Goodman, personaggio tra i migliori dell'universo dei "Breaking Bad", è stata promossa a pieni voti, scevra da ogni condizionamento psicologico. La stampa americana appare tutta o quasi a favore ed il pubblico premia la Amc, che incassa una due giorni di ascolti con il botto, visto anche il ritorno di "The Walking Dead". Il primo episodio di "Better Call Saul" è stato visto da 6.9 milioni di telespettatori, con una media di 3.4 milioni nel segmento demografico 18-49 anni. Secondo quanto dichiarato da "Amc", si tratterebbe del miglior risultato per una prima tv nel segmento 18-49.

Un magistrale Bob Odenkirk, che qui in Italia stiamo apprezzando molto in "Fargo" nel ruolo del capo della polizia di Bemidji Bill Oswalt, tiene alte le aspettative di questo primo episodio. Al netto degli spoiler, si scoprirà in un solo episodio molto di più di quanto si immagina sulla vita del nostro avvocato. Per esempio sapremo cosa ne è stato di lui dopo "Breaking Bad", lo ritroveremo cambiato, depresso. Poi il salto nel passato quando, nel 2002, era ancora James "Jimmy" McGill, un avvocato di basso rango che lotta per guadagnarsi da vivere in un minuscolo ufficio legale, posto nel retro di un salone di bellezza. Parte così una nuova avventura firmata Vince Gilligan, che ha promesso che con "Better Call Saul" non si faranno paragoni con il mondo di Albuquerque visto in "Breaking Bad". Questo, purtroppo, sarà inevitabile, ma chi ha apprezzato quell'idea "tutta deserto e cattiveria" vista nelle cinque stagioni di "Breaking Bad", parafrasando il Salvatore Conte di "Gomorra – La Serie", capirà bene che cercare un confronto è impossibile.

Funziona, invece, pensare a "Better Call Saul" come un DLC di un videogame, un qualcosa che aggiunge altre storie, nascoste, ad un mondo che avete amato e che, anche solo per un po', volete rivedere. È un lavoro creato apposta per i nostalgici-romantici. E ci piace.

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