Da due anni il concertone del Primo Maggio ha trovato in Ambra un volto forte e significativo, in grado di catalizzare su di sé l'attenzione e fare in qualche maniera da parafulmine per le polemiche di vario tipo. Quest'anno, ad esempio, la conduttrice si è immersa spontaneamente nella polemica relativa alla scarsa presenza femminile nel cast, fornendo una risposta che ha aizzato il dibattito sulla questione, suscitando anche risposte piuttosto dure, come quella di Grazia Di Michele.

Ma le dimensioni di questa vicenda, che pure ha una sua rilevanza, appaiono decisamente inferiori al putiferio suscitato dal maglioncino-gate della scorsa edizione. Stiamo naturalmente parlando del putiferio suscitato dalla scelta stilistica adottata da Ambra nel 2018, quando indossò sul palco del concertone l'oramai celebre maglione di Alberta Ferretti, dal cartellino che si aggirava attorno ai 350 euro. Apriti cielo, l'outfit suscitò un putiferio, ritenuto inopportuno alla circostanza.

Ed ecco che al secondo anno consecutivo di conduzione Ambra non dimentica quanto accaduto lo scorso anno, riproponendo lo stesso maglioncino ma in una versione fai-da te di stampo proletario. L'elemento cromatico dell'arcobaleno resta, ma la parte anteriore dell'indumento porta scritte le sigle dei tre principali sindacati nazionali, Cgil, Cisl e Uil.

Un modo ironico per tornare a modo proprio su una questione che l'anno scorso assunse dimensioni francamente eccessive e che conferma il carattere di Ambra, la quale si prende la briga di tornare in chiave ironica su un argomento ampiamente dibattuto, con il rischio di ravvivarne la fiamma, ma con la volontà di chiudere la questione con la propria firma e l'obiettivo di ridimensionare definitivamente la questione a ciò che era realmente, ovvero una boutade piuttosto inconsistente.