Scintille con la fine del settennato del Regolatore. L'Agcom ha presentato a Montecitorio la Relazione 2019 che sintetizza l'operato dell'Autorità nei sette anni di mandato. Il Presidente uscente Angelo Marcello Cardani riferisce di lasciare "un'Autorità arricchita e rafforzata in termini di esperienza, know how e competenze, più autorevole". Tracciando le sfide per la prossima Autorità, Cardani spinge nel considerare e-privacy e cybersecurity al centro di ogni priorità: "Compiti delicatissimi attendono Governo e Parlamento". 

Molte cose potevano essere fatte meglio

Nelle parole di Angelo Marcello Cardani l'ammissione che "oltre alle molte cose fatte, ce ne sono altre che non sono state portate a compimento e qualcuna che poteva essere fatta meglio”. Non c'è alcun riferimento a quanto viene contestato dal segretario della Vigilanza Michele Anzaldi, riguardo le mancate sanzioni alle continue violazioni del pluralismo negli ultimi anni. Cardani prosegue infatti così: “Degli errori e delle promesse mancate porto io per primo la responsabilità di scelte fatte in assoluta indipendenza, imparzialità e rigore. Commettere errori è umano".

L'attacco di Michele Anzaldi

Michele Anzaldi, con un post su Facebook, giudica il settennato dell'Agcom fallimentare, ricordando di aver iniziato il mandato parlamentare criticando l'inerzia del Regolatore su determinati temi, come la correttezza dell'informazione e la tutela del pluralismo.

Il presidente dell’Agcom Cardani presenta in Parlamento il rapporto di fine mandato, ma c’è poco da festeggiare: nessuna sanzione comminata di fronte a evidenti e imbarazzanti violazioni del pluralismo, nessun argine alla disinformazione sui social, umiliazione e vanificazione del lavoro del Parlamento sulle regole contro lo strapotere degli agenti televisivi. Un bilancio largamente fallimentare. Ho iniziato il mio mandato parlamentare criticando l’inerzia dell’Agcom su temi fondamentali per la difesa del pluralismo e della correttezza dell’informazione, dopo sei anni la situazione è addirittura peggiorata.

Come è noto, Michele Anzaldi è stato tra i primi a chiedere, tra i vari interventi, un'azione decisa da parte dell'Agcom sullo strapotere degli agenti televisivi nel servizio pubblico. Il Regolatore ha recepito con ritardo le misure approvate  all'unanimità nella commissione parlamentare di Vigilanza e mai applicate dalla Rai.