Si sarebbe momentaneamente fermato il progetto di trasferimento del Tg5 da Roma a Milano. Questo è ciò che emerge in queste ore, in seguito alle accese proteste dei dipendenti dei giorni scorsi. La notizia, riportata da Reuters, non è stata confermata né smentita da Mediaset, anche perché nessun processo effettivo era stato avviato. Tuttavia, al momento, i dipendenti sembrano aver avuto la meglio dopo lo sciopero di 24 ore indetto in seguito alle notizie su un possibile trasferimento. Reuters parla infatti di un progetto accantonato, citando fonti interne che descrivono quella attuale come una fase di stand by.

Le parole di Papa Francesco.

A definire gli sviluppi della vicenda Dino Oggiano, segretario Slc Cgil di Roma e Lazio: "Ci sono voci di uno stop al progetto. Per noi, se non c'è una smentita ufficiale il progetto resta e potrebbe essere messo in atto in ogni momento". Il sindacalista ha inoltre spiegato che a spingere l'azienda nella direzione di uno stop al trasferimento sarebbero state le parole di ammonimento di Papa Francesco, pronunciate domenica scorsa: "Saluto i lavoratori di Mediaset Roma con l'auspicio che la loro situazione lavorativa possa risolversi", aveva detto il pontefice.

L'ipotesi di trasferimento era arrivata proprio nel 25esimo anno di attività della redazione giornalistica di Canale 5, ma ufficialmente l'azienda aveva solo ammesso che ci fossero "numerose iniziative di ottimizzazione finalizzate a garantire un importante recupero di marginalità entro il 2020". Il comitato di direzione del Tg5 si era subito fatto sentire, parlando tramite Paolo Trombin, uno dei volti del Tg5, di licenziamento mascherato

Il trasferimento è un progetto sbagliato che non genera risparmi ma solo costi aggiuntivi. Il vero significato del passaggio del Tg5 a Milano si chiama licenziamento mascherato da trasferimento, perché costringe centinaia di persone tra impiegati, operai e tecnici a rinunciare al posto di lavoro. Un grande gruppo europeo nel settore dei media non può, a nostro avviso, scegliere di abbandonare la Capitale, perché significherebbe andare contro la storia di un’azienda che ha sempre puntato ad essere forte nelle due città riferimento del Paese: Milano e Roma. Quella dello svuotamento e del trasferimento del Tg5 a Milano sarebbe un passo di una strategia a noi incomprensibile.