2 Aprile 2011
15:41

Zelig: Enrico Brignano e le frasi non-celebri della storia, video

Il comico romano torna a Zelig nell’ultima puntata dello show, per questa stagione 2011. Il programma ha vinto negli ascolti con 6,3 milioni di telespettatori e uno share del 24%.
A cura di Marianna D Onghia
brignano

Zelig ha chiuso, ieri, con il botto in termini di share e più di 6 milioni di telespettatori, davanti alla tv per l'ultima puntata dello show comico.

Tra gli artisti della stagione 2011 e l'ospite della serata Luca Argentero, in uscita con C'è chi dice no accanto alla Cortellesi, il pubblico ha potuto assistere ad un bellissimo ritorno sul palco degli Arcimboldi, quello di Enrico Brignano. Il comico, che ha fatto fortuna con partecipazioni cinematografiche, un programma tutto suo e diverse apparizioni telesive, è tornato ieri alle sue origini, con un monologo dei suoi, originale e divertente.

Dopo la standing ovation del pubblico al suo annuncio, Brignano coglie la palla al balzo, interpretando gli applausi del pubblico come una richiesta indiretta di qualcosa di eclatante. Da qui lo showman si collega al suo sketch, che vuole appunto parlare di "..frasi famose dette da personaggi famosi che solo avendo detto frasi famose sono rimasti nella storia".

Se così fosse, il nome di tutti noi passerebbe ai posteri per le citazioni di cui facciam uso ogni giorno, ma l’intento di Brignano è quello di affibbiare frasi celebri ad autori improbabili, tipo “I have a drin”. Non è sbagliata, tranquilli. Non è quello che state pensando, anche se il comico dice che l’abbia detta uno nero, perché con il colore Enrico non intende indicare Luther King, che sognava un mondo tollerante, ma è il suono del telefono di Meucci.

Ebbene sì, secondo Brignano, l’inventore italiano avrebbe detto la frase in inglese, nero in viso, ma per la rabbia, perché la diceva per avvisare gli altri che lui aveva un drin (telefono), ma essendo l’unico ad averlo, nessuno lo chiamava e lui era adirato, L’intelligente pensata del comico ottiene l’effetto sperato, anche se il pubblico appare più divertito dalla sua ironia diretta, piuttosto che da quella riflessiva.

Non può mancare tra i personaggi storici un pontefice e il comico cita il papa buono, che invitò i suoi fedeli ad un gesto affettuoso verso i loro bambini: la rivisitazione di Brignano è punitiva, invece, verso i piccoli che si rendono protagonisti di marachelle, anche pericolose, come bruciare le presine o mettere le dita nelle prese della corrente. Ai loro genitori il papa, a cui l’artista non fa riferimenti precisi per non sminuirne la figura o le parole, avrebbe detto di dare una cinquina alle creature, dicendo che quello era lo schiaffetto del papa. Poi si passa ai volti celebri di fisica e matematica, come Archimede Pitagorico, che sulla via di Siracusa, ripetendo le tabelline e sbagliandole (“tanto le sapeva solo lui”) avrebbe, a un certo punto, fatto un cerchio a terra. “Che l’è, Mediolanum?”, disse un suo discepolo e il matematico rispose che per lui raggio per raggio era quattordici, ma per ottenere il risultato dovevano studiare loro la dimostrazione. E morì.

Tra le risate del pubblico, Brignano cita Cesare, ma non quello che pensate voi, quello che era prima di diventare un viale alberato: il comico fà riferimenti sbagliati così da non ridicolizzare la storia, ma far ridere traendo spunto da essa. Eravamo all’imperatore romano: ai tempi della congiura, egli non era soddisfatto degli aforismi lasciati ai posteri e fece nascondere uno scriba dietro le colonne del tempio di Pompeo, affinchè registrasse una sua frase nel momento dell’omicidio. I congiurati arrivano e Cesare viene colpito da 22 pugnalate, ma ecco che spunta tra la folla Bruto, che colpisce l’amico all’inguine. La celebre frase, detta dal personaggio storico in quel momento, si trasforma da “Quoque tu Brute, fili mi?” in “Brute quoque qua, proprio qua fili mi?”, come a voler dire che poteva colpire in un’altra parte, ma non in quella zona delicata. Insomma, il Cesare di Brignano sarebbe passato alla storia per questa esclamazione. Una rivisitazione storica tutta sua, ma divertente e geniale.

Un applauso ad Enrico, ai comici di Zelig che ci hanno deliziato quest’anno, tra cui non dimenticheremo gli Emo e Rocco il gigolò, complimenti al bravo Claudio Bisio e alla Cortellesi, che ci ha fatto ricredere in tempo sulla sua prima conduzione: bravi tutti e alla prossima.

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