Olanda, anno domini 1999, è il 16 settembre e sta per accadere qualcosa che cambierà, volente o nolente, la cultura moderna. Un uomo, noto produttore televisivo dalle prepotenti ambizioni, certamente dotato di quel pizzico di spavalderia indispensabile per essere ricordati, sta parlando ai suoi collaboratori prima della messa in onda della puntata di debutto di un reality show televisivo, attesissimo da addetti ai lavori ma sino a quel momento sconosciuto.

Quell'uomo si chiama John De Mol, è l'inventore del Grande Fratello e fondatore della società di produzione Endemol e in quel momento, stando alle cronache, pronuncia una frase che risuona oggi, giorno in cui celebriamo i vent'anni del primo Grande Fratello italiano, come una premonizione bella e buona:

Ragazzi, Big Brother sarà per la Endemol quello che Topolino è per la Disney. Stiamo lavorando a una cosa che diventerà immensa: tra vent'anni, quando si parlerà di televisione, si parlerà della TV prima di Big Brother e della TV dopo Big Brother.

Al di là del sottofondo musicale che si immagina in accompagnamento a queste parole, pronunciate con un tono enfatico, non è difficile riconoscere della verità in quello che disse De Mol al tempo. Non solo il Grande Fratello in questi vent'anni ha trasformato (deformato) la televisione, ma è persino difficile ricordare cosa la televisione fosse prima di questa era.

Il GF ha agito sulla TV come Ronaldo (il primo, quello vero, direbbe qualche nostalgico) ha fatto sul calcio, cambiando completamente la velocità di quello sport. Ha fatto alla televisione ciò che Napster ha fatto al mondo della musica ("Vuoi aprire un negozio di dischi?", chiede lo Sean Parker interpretato da Justin Timberlake in The Social Network a Eduardo Saverin). Big Brother è stato per la TV internazionale ciò che Mediaset ha rappresentato per la TV italiana. Ha completato una rivoluzione iniziata negli anni Ottanta, riformattato i canoni della comune sensibilità televisiva, riscritto le regole di ciò che si poteva o non si poteva vedere sul piccolo schermo. Chiunque abbia pensato a un programma televisivo di intrattenimento dopo la genesi del reality, lo ha fatto relazionandosi al Grande Fratello, che si trattasse di imitazione, presa di distanza, critica o parodia.

Una macchina perfetta, esempio puro dei cosiddetti Super format, così definiti perché modelli economici perfetti, esportati in tutto il mondo e diventati stampi da modificare in base alle esigenze. Prendere il Grande Fratello e adattarne la formula per diversi contesti: questo è accaduto per anni e accade ancora oggi, per quanto la formula abbia perso la sua freschezza giovanile.

Italia tra i Paesi in cui ha avuto maggior successo

Se su scala globale i numeri del Grande Fratello in questi venti anni sono disarmanti, e non meno impressione determinano quelli della realtà verticale italiana. Numeri che spiegano come lo stivale rientri tra i Paesi nei quali le radici di questa macchina perfetta hanno trovato terreno più fertile. L'Italia è il solo paese, insieme a Spagna e Stati Uniti, in cui il programma va in onda ininterrottamente da vent'anni, senza un solo anno di stop. Qualche incertezza nell'età dell'adolescenza, prima di una ripresa che è arrivata anche grazie alla versione vip, giunta in soccorso a quella regular quando quest'ultima era in maggiore affanno.

I numeri del Grande Fratello in Italia

Sono 280 le prime serate andate in onda sin dalla prima edizione condotta da Daria Bignardi, che debuttava il 14 settembre del 2000; 1816 i giorni complessivamente trascorsi dai concorrenti in casa; oltre 380 i partecipanti, 323 nel regular, più di 80 quelli dell'edizione vip; 120 il numero delle telecamere utilizzate. Non quantificabile il numero di citazioni in film, programmi TV, bar, pranzi e cene di Natale.

Si pone infine una questione etica e culturale, eternamente associata al programma, da subito al centro di un dibattito che ha avuto il pregio di coinvolgere qualsiasi categoria, senza differenza di censo, preparazione culturale ed età: il Grande Fratello ha fatto bene o ha fatto male alla TV e al pubblico?

Ce lo ricordiamo tutti l'Alessandro Cecchi Paone furioso e in protesta con il Telegatto come programma culturale dell'anno assegnato al reality dopo la prima edizione. Per quanto il buon senso ci sbilanciasse verso il dargli ragione, c'è qualcuno in grado di negare che il Grande Fratello abbia riformato le categorie di riferimento e le ambizioni delle masse? In questo senso, l'effetto sociologico di una redistribuzione dei valori si riflette inevitabilmente anche sugli idoli e le icone televisive, schiacciando le immagini e i riferimenti precedenti. Non è un caso che siano pochissimi i personaggi della TV italiana, oggi affermati, a non aver incrociato nella loro carriera il Grande Fratello, o programmi provenienti dall'universo televisivo di cui Big Brother è stato precursore. E questo è un fatto.