Vasco Rossi ai microfoni di Report racconta il suo percorso che, passando per un endocardite e una polmonite, lo ha portato a ristabilirsi completamente come una fenice rinata dalle sue ceneri

La sera di Vasco Rossi su Canale 5 è arrivata. Il documentario di Giorgio Verdelli "Siamo Solo Noi", che racconta i sei concerti milanesi allo stadio di San Siro, è andato in onda il 17 giugno ed ha inevitabilmente risvegliato l'italica passione, solo apparentemente quiescente, per il rocker di Zocca, che al momento è niente più e niente meno che l'artista più popolare e amato del Paese.

Un racconto intenso, quello di Verdelli, fatto di musica, ricordi e aneddoti di altri artisti, e di persone comuni, che restituiscono la percezione di una dimensione sacrale ormai raggiunta dall'artista. Qualcosa che va oltre l'evento musicale, ma si impone come un'occasione per riunire una sconfinata quantità di generazioni in un unico luogo, portando con sé una lunghissima tradizione che continua a rinnovarsi, dimostrando di essere praticamente senza tempo.

Tra i momenti più significativi del docu-concerto, quello in cui Vasco Rossi è tornato a parlare del suo stile di vita nei primi anni in cui calcava i palchi. Gli eccessi e i ritmi sregolati, il consumo di droga, che sono poi diventati materiale in grado di contribuire all'aver creato una mitologia del personaggio, praticamente indistruttibile. "Ho sempre pensato che sarei morto presto – ha raccontato Vasco a Verdelli, in riferimento ai ritmi degli anni Settanta, quando lui aveva iniziato – Io ho sempre raccontato quello che facevo, espressione di una parte di giovani come me. Si viveva una vita al limite, rischiavamo di bruciarci". E poi prosegue: "Gli artisti di oggi che dicono che poi rovinano i giovani… non è un cazzo… raccontano solo".

Vasco, che oggi si è convertito a ritmi di vita più sani, che gli permettono di garantire ancora performance di altissimo livello sul palco, anche e soprattutto dal punto di vista fisico, ha poi toccato di nuovo l'argomento droga, parlando di come la stampa lo trattasse nei primi anni: "C'era scritto in giro che io distribuivo droga ai ragazzi, che li stimolavo al consumo di droghe […] Io ho raccontato le mie esperienze, ma non perché anche gli altri ne facessero utilizzo. Ho sbagliato, ho pagato, ma io sono lì per fare concerti".