Nel corso della lunga quarantena che ha segnato il passaggio dall'inverno alla primavera, i social sono stati il luogo in cui molti personaggi del mondo dello spettacolo si sono riversati, vista l'impossibilità di utilizzare altri canali di comunicazione. L'imperativo di stare a casa ha significato dover rinunciare principalmente alla televisione, condizionata dalle restrizioni, e mettere alla prova la creatività, adattandola ad una forma di comunicazione senza intermediari.

Un esperimento interessante è arrivato da Giovanni Vernia, che durante il lockdown ha mostrato una autentica smania creativa, finendo per cimentarsi nella cosa più complessa che al momento si possa immaginare sui social: uno show vero e proprio. Ancheioshowacasa, questo il titolo del progetto, è stato prima un appuntamento quotidiano nelle settimane di quarantena, mentre ora si è trasformato in un appuntamento settimanale, il giovedì alle 21.00, in contemporanea su Facebook, Instagram, Twitter e Youtube.

Perché i social hanno il limite oggettivo di non poter essere al passo con la qualità di un prodotto televisivo, per una chiara carenza di mezzi tecnici e il fai da te necessario. La quarantena ci è servita a capire che la televisione e i social network non sono alternativi, ma mezzi dai meccanismi differenti che, al massimo, possono interagire e trovare punti di contatto.

Vernia adotta strumenti e modalità fatti in casa per riprodurre, con un semplice telefono, uno show che aspira a standard televisivi, molto spesso approfittando dei limiti tecnici per parodiare proprio questo divario di capacità tra i due mezzi. Lo fa con uno stile intatto, quello che abbiamo imparato a conoscere in televisione e in radio, con ospiti settimanali che partecipano con lui alle dirette e alle gag, da Carlo Conti a Luca Tommassini, da Frankie Hi Nrg a Luca Carboni.

La grande domanda di questo tempo di crisi, in cui il sistema dello spettacolo è diviso tra il dover attendere una ripartenza e limitare i danni del conseguente immobilismo, è in che maniera i linguaggi della televisione e dei principali media possano essere riscritti e adattati a una realtà che costringe a ripensare gli spazi, le distanze, i gesti. E soprattutto ci si chiede se le forme di intrattenimento su una piattaforma social possano rappresentare una possibilità tale da rendere gli artisti più autonomi, dal punto di vista autoriale ma anche strettamente economico, rispetto ai modelli produttivi consuetudinari. La sfida di questo momento è tutta qui e, chiunque cerchi soluzioni, seppure in una forma ancora rudimentale, come sta facendo Giovanni Vernia, merita un plauso.