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Un due tre Frassica, la vera stella di Sabina Guzzanti

Nino Frassica è tra le colonne portanti del nuovo show di Sabina Guzzanti, ancora in fase di carburazione. Nonostante il passare del tempo, la sua simpatia è sempreverde e mai banale, capace di stemperare i toni semi-seri con la dovuta dignità intellettuale.
A cura di Andrea Parrella
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Non si vorrebbe esagerare chiedendone un po’ in ognuno di noi. L’assurdo si limiterebbe al desiderio di vedere un po’ di Nino Frassica come tappabuchi, casualmente riproposto, ovunque fosse possibile. Scampoli buttati lì, così, pochi minuti, con la stessa cadenza delle previsioni meteo. Un po’ di tempo fa, in un’intervista di Antonello Piroso, Nino Frassica disse con la sua cadenza umile e dimessa che se c’è una cosa che detesta è la stupidità “perché non ci puoi fare niente, perché il cattivo può diventare buono, ma lo stupido non potrà mai diventare intelligente”. Citato quasi testualmente. Il pubblico rise anche di questa frase caustica e tutt’altro che ironica, perché quando Frassica appare si attende quello, ridere, pure se non c'è niente da ridere.

La fenomenologia della sua comicità senza pretese, si sintetizza proprio in questa sentenza: prendi la stupidità e prova a farle capire d’essere stupida. Le battute, i tempi, i toni, tutto è uguale o simile, da vent’anni, pur godendo del potere di non invecchiare mai. Uno dei pregi di Un due tre stella (La7, mercoledì, 21:10)  il nuovo show di Sabina Guzzanti, su cui grava la stessa rabbia reazionaria post-bavaglio che appesantì, a suo tempo, quel Decameron di Daniele Luttazzi chiuso in modo illeggittimo, dopo anni di silenzio obbligatorio, è l’arguzia di aver capito che Frassica funzioni, sempre e comunque. Onde evitare che Sabina divenisse troppo "rancorosa", si è pensato di scaricarne il peso per mezzo di elementi architettonici collaterali (lo stesso Frassica, una bravissima Caterina Guzzanti e i vari ospiti) che tentino di snellirne l'immagine. Un due tre stella è in cerca di una strada per l'armonia.

Qualcuno dice che il comico messinese non abbia più la stessa efficacia di una volta, motivando l'affermazione coi soliti paragoni all’era dei successi con Renzo Arbore. L'impressione è che la sua capacità di coinvolgimento non possa risentire del passare del tempo, se piaceva piace, in alternativa non è mai piaciuta e mai piacerà. Il suo percorso mentale non prevede di creare diversi personaggi con variegate sfaccettature; al contrario, ogni personaggio è un semplice pretesto perché venga fuori lui, disarmante Frassica. Da non confondere con Tiberio Timperi (pure questa è una mezza citazione).

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