Samuele, protagonista di una puntata di "Tu non sai chi sono io"
in foto: Samuele, protagonista di una puntata di "Tu non sai chi sono io"

In Rai si continua ad esplorare il mondo dei più giovani, un approccio sempre più in linea con l'idea che il servizio pubblico sia chiamato a stabilire un punto di contatto con le nuove generazioni iniziando dalle basi: provare a raccontarle. È in questa direzione che si muove Tu non sai chi sono io, la docu-serie in esclusiva su RaiPlay che punta a sondare il territorio sconosciuto della Generazione Z, in parole povere ragazze e ragazzi nati negli anni dieci.

Il programma è già disponibile sulla piattaforma multimediale Rai e dal 26 febbraio arrivano quattro nuovi episodi. Prodotto da Fremantle, nasce da un'idea di Alessandro Sortino e Arianna Ciampoli e articola il racconto autobiografico dei protagonisti di ogni puntata presentandolo come una sorta di confessione a madri e padri, nonni, maestri. Il titolo la dice lunga perché vuole rendere l'idea dello iato tra genitori e figli, quell'incomunicabilità di fondo che caratterizza i rapporti familiari e che pare ancora più evidente se parliamo dei giovani di oggi, già pronti a destreggiarsi tra le dinamiche e la velocità di una realtà con cui la maggior parte degli adulti fatica a stare al passo.

Le storie di Tu non sai chi sono io

È in questo non detto che spesso si celano dei pesi, delle difficoltà mai esplorate, verità mai confessate che prorompono con forza, come una liberazione. I nuovi episodi parlano di Samuele, Giulio, Alessandra e Domenico. Quattro storie diverse, ognuna con la sua specificità, che confessato quello che solitamente i ragazzi non dicono, in ordine sparso desideri da coltivare, sacrifici, il tema delle droghe leggere, la fiducia tra giovani e adulti, la sessualità.

Dal Collegio alla Caserma, lo sguardo della Rai sui giovani

Tu non sai chi sono io si inserisce certamente in un genere. Come detto all'inizio il racconto generazionale in Tv è frutto di un'urgenza che per la Rai ha un duplice scopo, socioculturale e di mercato. Parlare dei giovani, come accaduto negli ultimi anni con programmi come Il Collegio e La Caserma, consente di aspirare un rinnovamento del pubblico televisivo, anche grazie alla sperimentazione sulla piattaforma RaiPlay, come in questo caso. Il punto resta quello di capire quale livello di profondità certi programmi siano in grado di raggiungere e quanto la Rai abbia intenzione di investire. Il rischio che quella dei giovani si trasformi in un'etichetta da apporre su scatole essenzialmente vuote è dietro l'angolo, ma operazioni come questa sono utili ad evitarlo.