Una importante e necessaria puntata quella di "TikiTaka" andata in onda ieri sera a Italia 1. Pierluigi Pardo cambia l'impostazione del suo talk dopo le vicende di Milano, mette al centro gli scontri prima di Inter-Napoli, il tragico bilancio, gli insulti razzisti nei confronti di Kalidou Koulibaly e di fatto prova a fare servizio pubblico. Tutto insieme con il meglio (quello un filo meno caciarone) del suo parterre di ospiti, a partire dallo studio: Fabrizio Biasin, Giampiero Mughini e Wanda Nara. Ospite speciale della trasmissione, intervenuto telefonicamente, il Ministro dell'Interno Matteo Salvini. Le sue dichiarazioni lasciano francamente perplessi. Su tutte, la proposta di fare un tavolo per riunire tutti i "protagonisti del mondo del pallone", tifo organizzato compreso. Ottima la scelta di Pierluigi Pardo di affidarsi a un contraddittorio autorevole: Sandro Ruotolo collegato da Roma e Antonio Giordano del Corriere dello Sport.

Le parole di Matteo Salvini

L'intervento del Ministro dell'Interno Matteo Salvini lascia perplessi dicevamo. Provando a saltare a piè pari quello che è il suo passato più o meno recente, quella immagine chiara e nitida a Pontida 2009 in cui, birra alla mano, intona un canto conto i napoletani, le proposte del "Capitano" sembrano più per una campagna elettorale che per una soluzione di governo.

Tutti devono mettere la testa a posto perché serve un enorme esame di coscienza. Servono tutti i protagonisti del mondo di pallone: società e tifoserie.

Quando da studio, Pierluigi Pardo, lo stesso Sandro Ruotolo e Fabrizio Biasin, gli si fa notare che è proprio nella tifoseria organizzata che si nascondono i più facinorosi, quelli legati a estrema destra e che con il calcio non c'entra niente, Salvini continua a tergiversare: "Io mi rivolgo ai padri di famiglia, alle madri, ai loro figli". 

Matteo Salvini paragona Kalidou Koulibaly con Leo Bonucci

"Mazzoleni ha fatto continuare la partita, ha fatto benissimo: provate ad immaginare se si fosse sparsa la voce dei tafferugli con la partita sospesa cosa sarebbe successo". Il Ministro dell'Interno mette in relazione il fatto che l'arbitro possa aver fatto continuare la partita per non far spargere la voce dei tafferugli. Come possa affermare una frase del genere, con quali basi e fatti in mano, è un altro punto di domanda interessante. Riesce a fare peggio quando minimizza sui cori razzisti a Kalidou Koulibaly, riducendoli a campanilismo e paragonandoli ai fischi piovuti su Leonardo Bonucci in Milan-Juventus, occasione del suo primo ritorno a San Siro:

Bonucci quando è venuto a giocare a San Siro con la maglia della Juventus è stato ricoperto da offese e "buu". Cos'è razzismo questo? I cori "Milano in fiamme" sono razzismo?

Perché non c'era la Polizia sul luogo degli scontri

Matteo Salvini alla fine riesce a rispondere alla domanda più pertinente della serata, quella posta da Sandro Ruotolo: "Dal Ministro degli Interni mi aspetto di sapere perché non ci fossero le Forze dell'Ordine in quel punto esatto, quel punto dove è avvenuto un attacco criminale. Cento delinquenti si sono riuniti da Nizza, da Milano, da Varese, apposta per fare quello che è successo". Ecco il punto: perché non c'era la Polizia sul luogo degli scontri? Salvini anche questa volta aggira: "È la risposta che mi aspetto dal questore di Milano, evidentemente qualcosa non ha funzionato". Evidentemente.