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Sylvie Lubamba racconta i 3 anni in carcere: “Ecco come rubavo soldi dalle carte di credito”

La soubrette lanciata da Chiambretti, appena uscita dal carcere dopo 3 anni di reclusione per furto, ha raccontato la sua storia a Pomeriggio 5.
A cura di Valeria Morini
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A Natale è uscita dal carcere dopo tre anni di detenzione: Sylvie Lubamba, la soubrette lanciata da Piero Chiambretti condannata per per uso indebito di carte di credito, ha raccontato la sua storia a Pomeriggio 5. Per due anni, dal 2002 al 2004, ha prelevato denaro da conti correnti attraverso i numeri della carte. Dalle modalità del furto alla descrizione della vita in carcere, la Lubamba ha parlato con grande serenità e schiettezza.

Come Sylvie Lubamba ha rubato denaro dalle carte di credito

"Sono stata condannata a 7 anni e 2 mesi" ha raccontato Sylvie Lubamba a meno di un mese dalla scarcerazione, che ha spiegato come la pena sia poi stata ridotta, "Grazie alla buona condotta e a due camere di consiglio che sono andate bene (in cui mi hanno tolto un anno e 5 mesi e 2 anni e 3 mesi), ho scontato solo 3 anni e 4 mesi".  Inoltre, la Lubamba ha spiegato di aver subito una condanna così severa per una "trascuratezza": "Per 12 anni mi arrivavano le notifiche a casa e io le gettavo in un angolo. Non ho mai contattato un avvocato d'ufficio e non mi sono mai presentata ad un processo e mi è arrivato questo cumulo". Questa la dinamica dei furti:

Io usufruivo dei numero di carte di credito e della scadenza di diverse persone (qualcuno lo conoscevo, pur non avendo rapporti di profonda amicizia). Negli anni in cui commettevo questo reato, cioè dal 2002 al 2004, negli scontrini c'era numero e scadenza. Faccio un esempio: in vacanza andavo in discoteca, mi invitavano al tavolo a bere dello champagne, il titolare del tavolo pagava con la carta di credito e molto spesso lo scontrino veniva dimenticato. Io facendo finta di buttare la gomma da masticare e mi prendevo lo scontrino. Col solo numero potevo prenotare alberghi, viaggi ferroviari, viaggi aerei: non c'era bisogno della strisciata dalla carta. Si parla di sedici anni fa, adesso non si può fare più. Quanto ho rubato? Non mi sono mai informata, c'è chi dice 60mila e chi dice 35mila. Mi ricordo che la prima volta ho offerto una vacanza a tutta la mia famiglia.

I furti prima dello sbarco in tv da Chiambretti

Sylvie ha inoltre chiarito come i fatti risalgano a ben prima del suo successo in tv: "Il reato l'ho commesso prima di iniziare a lavorare con Chiambretti e in televisione. Ho iniziato a lavorare con Chiambretti nel novembre 2004. Una volta che ho realizzato il mio sogno che inseguivo da 11 anni, non aveva senso che compissi una sciocchezza del genere! Prima ho avuto due anni di follia. È stato un brevissimo periodo, poi mi sono chiesta: "Ma cosa stai facendo?". Qualcuno, che è stato così gentile da non denunciarmi, è venuto a chiedermi come avevo fatto. Io gli ho promesso di restituire la cifra. Quando Chiambretti mi ha dato popolarità, ho cercato di restituire ad alcuni i soldi che avevo preso. Mi ero già pentita dopo aver commesso il fatto".

Gli anni in carcere

Senza farsi mancare critiche dagli ospiti di Pomeriggio 5 – come Karina Cascella e Roberto Alessi – Sylvie Lubamba ha quindi raccontato come, nell'agosto 2014, sia arrivata l'incarcerazione, totalmente inaspettata. Per lei era giunto il momento di scontare la pena:

Non sospettavo che sarei finita in carcere perché pensavo che il reato fosse caduto in prescrizione. Per me è stata una doccia fredda. Mi ha chiamato la polizia, ero a Roma e mi sono presentata in caserma lì, credendo che fosse una nuova notifica del reato. Mi hanno detto che mi era arrivata la condanna e mi hanno condotto nella struttura carceraria più vicina. Sono stati molto comprensivi, molto umani. Mi hanno messo in isolamento per un paio di giorni.

Infine, una frase della Lubamba ha fatto rumoreggiare opinionisti e pubblico: "Poi sono finita in una stanza detentiva con tre rom. Per una forma di pregiudizio non volevo condividerla con loro, mi sono dovuta ricredere: le zingare sono più pulite delle italiane a livello igienico. Loro sono state di una comprensione incredibile, hanno cercato di farsi voler bene" .

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