10 Dicembre 2012
23:14

Sull’autorevolezza per dire “cazzo” in tv

Luciana Littizzetto si è resa protagonista di questo inizio settimana con l’attacco a Berlusconi sulla sua ridiscesa in campo. Le parolacce, in tv, può dirle chiunque, ma non tutti possono davvero permettersele.
A cura di Andrea Parrella

Contestare la Littizzetto per il suo attacco a Berlusconi potrebbe parere un prevedibile esercizio di puro stile bastian contrario. Qualcuno l'avrà definita troppo volgare, che ha esagerato; altri che, alla fine, è quello il suo modo di esprimersi, che è quello il senso del suo modo di fare satira. Tra queste due finissime analisi semantiche, entrambe verità, c'è altro. Non c'è un filo di torto nel concetto espresso, la Littizzetto è stata megafono di una moltitudine che quella frase l'avrebbe voluta urlare a squarciagola. E nemmeno si contesta il populismo di un'affermazione facile. E' proprio l'uso della parolaccia che stona. Il turpiloquio può essere uno strumento per fare gola a chi ti guarda? La risposta è no e il motivo non è perbenismo spicciolo, che profumerebbe di vanità, quanto semmai la constatazione che per maneggiare con cura lo strumento della parolaccia, ci vuole veramente il fisico.

E il fisico devi meritartelo, ti serve l'esercizio, la costanza, la perseveranza e l'abnegazione per poterti permettere, d'un tratto, la naturalezza di una parolaccia in prima serata. Di quelle risate generate, del clamore che da qualche ora si è sparso nell'opinione pubblica, dell'indignazione del consiglio di amministrazione Rai, di tutto pare rimanere il sapore di una disquisizione tra due parti che litigano sul nulla, o almeno non sul punto centrale. Per carità, la colpa non è di Luciana Littizzetto, si ripete che aveva ragione lei, una delle poche capaci a far parlare la pancia del popolo, il più delle volte senza strafare.

E' solo che questa sera, ospite da Fazio, c'è andato un certo Paolo Poli, uno che aveva un papillon delicatissimo che come sineddoche lasciava presumere fosse la componente di uno smoking. All'improvviso, tra una considerazione e l'altra su Pascoli, ha detto la parola "pisciare". E nulla, non c'è stato clamore alcuno, perché quello scivolare di incontri consonantici labiali e palatali, pisciare, è stato delicato e dolce, quasi invisibile. Perché la levatura del personaggio permetterebbe qualunque cosa, perché il fisico per fare turpiloquio in tv Paolo Poli ce l'ha, a dispetto dell'apparenza longilinea. Ecco, non sarebbe il caso di chiedersi se, indipendentemente dal destinatario, uno ce l'abbia o meno l'autorevolezza per dire cazzo in tv?

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