Foto di Gianmarco Chieregato – courtesy Saverio Ferragina
in foto: Foto di Gianmarco Chieregato – courtesy Saverio Ferragina

Rai1 ripercorre la sanguinosa strage di Piazza Fontana nella docufiction ‘Io ricordo‘. Giovanna Mezzogiorno interpreta Francesca Dendena, figlia di Pietro, una delle vittime. L'attrice si è raccontata ai microfoni di Fanpage.it, evidenziando il coraggio di questa donna combattiva che per anni ha lottato con tenacia per ottenere giustizia. Giovanna Mezzogiorno, inoltre, ha espresso l'amara certezza di vivere ancora oggi, 50 anni dopo, in un mondo marcio e malato.

Nella docufiction interpreta Francesca Dendena. Cosa ha significato per lei incarnare l'estenuante lotta per la giustizia di questa donna?

Sono onorata e contenta di aver fatto questa docufiction. Spero che stimoli qualcuno a farsi delle domande, a informarsi, a comprendere che siamo in un Paese in cui siamo a rischio, in cui sono a rischio i nostri figli. Io ho due bambini di 8 anni e non so cosa sarà l'Italia quando ne avranno 20, 30. Non vedo le cose migliorare. Siamo messi male.

In effetti con la Strage di Piazza Fontana è venuta fuori l'incapacità dello Stato di dare giustizia alle proprie vittime. Cosa resta ai cittadini se anche la fiducia nello Stato, in certi casi, si rivela malriposta?

A me non risulta che ci sia fiducia nello Stato. A me sembra che ormai siamo completamente allo sbando. Ha ragione Carlo Verdone che qualche giorno fa ha dichiarato: ‘Gli italiani sono stanchi di un governo che cambia ogni sei mesi'. La gente è completamente disinteressata alla politica perché ha perso ogni speranza. Secondo me aleggia sopra le nostre teste, senza che lo sappiamo, un mondo malato, marcio fino alle fondamenta.

Francesca Dendena, in un'intervista rilasciata nel 2005, diceva: ‘Chi ha voluto la stagione delle stragi ha vinto', proprio perché spesso le vicende processuali si chiudevano con un'assoluzione. 

Le famiglie hanno lottato tanto. La strage di Piazza Fontana ha portato a 35 anni di processi. Non tutti si potevano permettere viaggi e trasferte a Catanzaro per seguire le udienze. Ci sono stati sacrifici anche economici per assistere ai processi, per testimoniare. E cosa hanno ottenuto? Niente. All'inizio della docufiction, c'è una frase della vera Francesca Dendena: ‘Se non ci sono colpevoli allora perché mio padre non è qui con me?'. Noi italiani non abbiamo il diritto di sapere la verità.

So che era impaziente di conoscere Paolo Dendena, fratello di Francesca. Ha avuto modo di incontrarlo in conferenza stampa. Come è andata?

È stato commovente. Paolo, il figlio e i nipoti erano emozionati, commossi, grati. Persone gentili, civili, educate. Per loro credo sia una sorta di piccolo risarcimento, anche se non hanno avuto giustizia perché non c'è nessuno in carcere a vita. Però può essere un risarcimento etico, di verità.

Le hanno parlato di Francesca?

Sì, i suoi familiari me l'hanno descritta come una donna forte, solare, combattiva, che non crollava mai. Ci vuole una forza pazzesca, perché perdere così il padre a 17 anni ti può distruggere. Io so cosa vuol dire perdere un papà, perdere il perno della famiglia. Però perderlo in sei mesi come è successo a me è una cosa, perderlo all'improvviso per mano di qualcun altro senza una colpa, senza una malattia, secondo me non ci fai pace per tutta la vita.

I giovani di oggi quanto sanno della strage di Piazza Fontana?

Nulla. Se fermo una ragazza di 17 anni e le chiedo di Piazza Fontana mi guarda come se fossi pazza. Al liceo credo insegnino ancora la storia fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Dopo, però, è successo di tutto. Si è sviluppata una nuova Italia che è la base sulla quale viviamo oggi e su cui vivranno i nostri figli. Questi 50 anni di storia che non vengono insegnati e di cui non si cita l'esistenza, sono il fondamento dell'Italia che è oggi. La cosa grave è che i ragazzi non solo non sanno, ma non gli importa niente di sapere.

La fiction, però, potrebbe avere un ruolo significativo nel diffondere queste storie…

Sì, ciò è molto bello. È importante. La televisione è molto seguita. La Rai sta facendo delle operazioni encomiabili che permettono a queste storie di arrivare anche ai giovani.

C'è un personaggio realmente esistito che le piacerebbe interpretare?

Sì, Nilde Iotti. Avevo presentato alla Rai un progetto ambizioso in due puntate. Mi è dispiaciuto non averlo fatto. Era una ricostruzione storica seria. Quello è un personaggio che rimpiango tantissimo. Ci avrei tenuto tanto. Non critico la Rai, però tutti quelli che hanno lavorato a quel progetto sono rimasti molto delusi.