A dieci anni dalla morte di Raimondo Vianello e Sandra Mondaini, la sigla di Casa Vianello resta una delle più note della storia del piccolo schermo italiano. L'indimenticabile jingle al piano di Augusto Martelli che è rimasto scolpito nella memoria di milioni di telespettatori, simbolo di una sit-com di grande successo, con due interpreti mastodontici che portavano sul piccolo schermo una versione iperbolica del loro rapporto matrimoniale, contrassegnato da continui contrasti quotidiani che si rivelavano il sale della coppia stessa.

Gli arrangiamenti e la storia d'amore con Mina

Dietro la sigla di "Casa Vianello", che non ha un titolo definito, si nascondono storie e personaggi interessanti. Ad apporre la firma sull'indimenticabile motivetto fu Augusto Martelli, musicista che ha lasciato il segno sulla storia della musica italiana. Figlio d'arte (suo padre era musicista e arrangiatore), Martelli ebbe una lunga relazione con Mina, derivante da una collaborazione artistica massiccia che vide martelli arrangiare alcune delle canzoni più belle cantate dalla tigre di Cremona come la sua versione de "La Canzone di Marinella" e lavorò ad alcuni Lp in studio come "Un anno d'amore/E se domani" e "Mina alla Bussola dal vivo", che immortalava l'ultima esibizione dal vivo di Mina.

Le grandi sigle della Tv

Oltre alle sue non irrilevanti collaborazioni con Giorgio Gaber, Cristina d’Avena e Iva Zanicchi, una seconda, fortunatissima stagione della carriera si aprì negli anni Ottanta, con l'inizio della collaborazione con Fininvest, poi divenuta Mediaset. A Martelli vanno attribuite, di fatto, le sigle più famose della storia dei programmi Mediaset. Non solo quella di "Casa Vianello", ma anche "Il Pranzo è Servito", "Ok, il prezzo è giusto", "Bim Bum Bam", "Grand Prix" e "Bo e Luke", sigla del telefilm "Hazzard". Praticamente i motivetti più noti della prima rete privata nazionale italiana sono legati a Martelli. 

Martelli condannato nel 2007 a un anno e sei mesi di reclusione

Parentesi triste della vita di Martelli quella relativa alla condanna che lo raggiunse nel 2007 per pedopornografia online. Al tempo al musicista 67enne erano stati inflitti un anno e sei mesi di reclusione per consumo di materiale pedopornografico. Inizialmente Martelli si difese affermando di aver visualizzato e acquistato quel materiale per collaborare con le forze dell'ordine, poi smentito dagli stessi militari.