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Santoro è tornato: riprendiamoci la Rai e il diritto di opinione

Il conduttore annuncia, durante la festa de Il fatto quotidiano, il nuovo progetto, simile a Rai per una notte, “Comizi d’amore”: nell’intervento il giornalista parla delle conseguenze dell’11 settembre, della necessità di mandar via Berlusconi e di chiedere all’opposizione più concretezza e difende il diritto d’opinione di chi lo ha seguito e seguirà.
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A cura di Marianna D Onghia
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Si è da poco concluso l'atteso e annunciato intervento di Michele Santoro alla festa de Il fatto quotidiano, in Versiliana. Tutti attendevano dal giornalista l'ufficializzazione dei nuovi progetti in tv e dintorni e Santoro non ha sovvertito le attese: ha però condito l'intervento di un'ora e più con un lungo discorso che partiva dall'appiattimento ideologico successivo all'attacco dell'11 settembre per arrivare alla conclusione che come i pacifisti furono inascoltati alla vigilia dell'attacco in Iraq, oggi si tenta di oscurare l'opinione di chi è contro il sistema. Essendo a suo tempo Sciuscià il portavoce di suddetti gruppi, mentre oggi lo sono programmi come Annozero, Ballarò e affini, chi manovra e partecipa del sistema tenterebbe in tutti i modi di ostacolare l'attività di tali trasmissioni, portando Santoro a chiedersi: abbiamo diritto di opinione? Chi segue i miei programmi ha diritto di partecipare delle scelte del governo?

Santoro contro il sistema e contro un mercato univoco

Il giornalista, forte dell'acclamazione del pubblico e dell'attestato di storica stima del direttore de Il fatto, prende da dietro la questione ideologica e dell'informazione: l'attentato dell'11 settembre ci avrebbe dapprima portati affettivamente a sodalizzare con il popolo statunitense, ma successivamente l'appoggio all'ideologia USA sarebbe diventata scelta di potere ed economica. La decisione italiana di affiancare gli Stati Uniti nell'attacco all'Iraq, conseguentemente all'attentato, non avrebbe però tenuto conto di quella fazione pacifista e non interventista, largamente rappresentata in Italia e alla quale Sciuscià, storico programma di Santoro di quegli anni, tentò di dar voce. E anche allora, come oggi per Annozero, qualcuno tentò di tappare quel piccolo megafono in mano alla corrente contraria del sistema. Da quel momento ad oggi niente è sostanzialmente cambiato in Italia, per Santoro: la voce di chi vuol dire la sua sulle scelte del governo nazionale o proporre soluzioni ai problemi del Paese sarebbe ancora inascoltata o frenata e con essa i programmi della tipologia santoriana. Come fare a dar spazio ai 30.000 giovani che hanno seguito Tutti in piedi e ai milioni di telespettatori di Annozero, assetati di realtà e non di reality?

versiliana pubblico

Il calvario del giornalista, per uno spazio in tv

Santoro dopo l'addio dalla Rai, aveva accettato la proposta di un Annozero in La7, espressamente presentata dalla rete di Telecom Media al giornalista: Michele veniva metaforizzato in qualità di donna nuda nel letto di La7, in totale prostrazione verso il canale di Mentana. Il sistema però, in maniera diretta, indiretta o "telefonica", si sarebbe inserito nella trattativa Santoro – LA7 e il tutto si tradurrebbe in una richiesta dell'ad Telecom Media, Giovanni Stella, sulla quale il giornalista non risparmia l'ironia:

Uno ha una donna nuda nel letto e gli chiede "Dov'è la scaletta?"

Esplicito il riferimento alla pretesa di Giovanni Stella di controllare ospiti, interventi e quant'altro di quella che sarebbe stata la trasmissione di Santoro in quel di LA7: sulla presunta assurdità della richiesta, declamata da Travaglio in un commento sul suo blog, il giornalista qualifica la voce del collega come unica e giustificata nel difendere il concetto di "libertà del giornalista", che dovrebbe essere assoluta, una volta ottenuti i mezzi per portare in campo la propria professionalità e proposta d' informazione. Resta il fatto che nessuno apre la porta di La7 al viandante Santoro: allora che si fa?

santoro alla festa del Fatto quotidiano

Comizi d'amore, il nuovo progetto di Santoro

Si pensa allora ad un progetto nè in Rai, nè a LA7, un progetto via streaming e tv locali e attraverso i canali che lo  ospiteranno, sostenuto dal pubblico e anche dal Fatto: si chiamerà Comizi d'amore e Santoro vuole accanto a sè Adriano Celentano, Guzzanti, Serena Dandini e tutti coloro che in Rai, nel servizio pubblico, non trovano modo di difendere la loro professionalità e la loro idea di "televisione degli italiani". Un servizio pubblico di cui gli abbonati dovrebbero essere partecipi e che deve smettere di esser controllato da "ex parlamentari messi alla dirigenza perchè non si sa dove metterli", sbotta il giornalista. L'informazione deve tornare libera e la Rai deve tornare ad essere del pubblico, per Santoro.

Ciò che era stato previsto mezzo stampa, anche in seguito al successo di manifestazioni popolari come Rai per una notte e Tutti in piedi, sembra quindi concretizzarsi, sempre secondo quella volontà di rappresentare chi è contrario, chi non la pensa come loro, chi non è il Sistema. Dovrebbe farlo l'opposizione, ma Santoro si chiede "Dov'è l'opposizione? Cosa fa?", dovrebbe essere il primo rappresentante dei cittadini a dar voce a coloro che lo hanno scelto, ma è lo stesso che ha definito l'Italia un paese di….scarti, continua il giornalista. "Berlusconi, via dalle balle!" è il grido liberatorio di Michele Santoro, che torna più forte di prima, con un "megafono in mano" e la voce che si sente, anche senza microfono.

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