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21 Maggio 2021
08:05

Rula Jebreal su questione Propaganda: “Parità di genere in tv deve essere imposta per legge”

Rula Jebreal interviene in collegamento a Piazzapulita e a Corrado Formigli spiega perché ha deciso di parlare pubblicamente, dopo anni di silenzi sulla questione delle quote rosa in tv. Una battaglia che la giornalista di origini palestinesi porta avanti da sempre, ma che mai fino ad ora era stata presa seriamente in considerazione. Il gesto, spiega, non è stata un’accusa diretta al programma di Diego Bianchi, ma il pretesto per sollevare una questione di più ampio respiro: “Ho voluto lanciare un segnale di giustizia, la parità di genere deve essere normalizzata”.
A cura di Giulia Turco
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La polemica di Rula Jebreal contro la sotto rappresentazione delle donne in tv è solo all'inizio. Ad una settimana dal clamoroso forfait a Diego Bianchi, che l'aveva invitata come ospite a Propaganda Live in un parterre composto da sei uomini e nessun'altra donna, la giornalista di origini palestinesi è intervenuta in collegamento con Piazzapulita e a Corrado Formigli ha chiarito: "Ho voluto lanciare un segnale per sensibilizzare uomini e donne della nostra società su un tema che riguarda la giustizia, non è una questione di donne".

Rula Jebreal: "La discriminazione in tv è palese"

La giornalista, incalzata da Formigli che le ha chiesto di commentare il suo declino all'invito di Zoro, ha ribadito l'importanza di gesti espliciti come il suo. La parità di genere nei media non può essere considerata un privilegio o un'esclusiva per pochi, ma necessità di essere normalizzata, spiega: "Dobbiamo imporla per legge, altrimenti gli uomini non ce la concederanno mai. La discriminazione è palese". È fondamentale che la disparità di genere non venga percepita come normale da parte delle nuove generazioni, quando è tutt'altro, "un'anomalia" alla quale dobbiamo disabituarci. "Per anni ho sollevato la questione privatamente, nelle trasmissioni in cui sino stata invitata, con conduttori, direttori. Non sono mai stata ascoltata".

Diego Bianchi: "Rula non conosce la mia trasmissione"

"Sette ospiti…solo una donna. Come mai?? Con rammarico devo declinare l’invito, come scelta professionale non partecipo a nessun evento che non implementa la parità e l'inclusione". La presa di posizione della giornalista è stata chiara e, senza presenziare in tv, ha lasciato il dibattito aperto un dibattito del quale, si spera, non si smetterà di parlare. È pur vero che prendere Propaganda come esempio negativo sarebbe scorretto, essendo uno dei programmi più inclusivi tra quelli offerti in palinsesto, sempre piuttosto attento alle tematiche sociali. La critica però, come ha spiegato Rula, è stato anche il pretesto per sollevare un problema di più ampio respiro. Diego Bianchi ha replicato difendendo le sue intenzioni: "Rula Jebreal non conosce la nostra trasmissione altrimenti saprebbe che questo programma, tra tante difficoltà e tanti errori, ha vinto il Diversity Award. Chiamiamo una persona in trasmissione perché è competente, non per il sesso. Chiudo dicendo che l’episodio è spiacevole perché avevamo chiamato Rula Jebreal non in quanto donna. Ci sembrava la persona migliore, per storia e competenze, per intervenire".

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