Quando gli telefono per chiedergli di "Rocco Schiavone 2" e dell'enorme successo di ascolti che sta riscuotendo la serie su Rai2, Marco Giallini mi racconta di essere a Barcellona, dove ha appena finito di girare un film "tostissimo" con Valerio Mastandrea: "Sono al settimo piano di un palazzo che affaccia sulla Sagrada Familia e sto fumando una sigaretta". Ha la voce un po' provata e si scusa, il momento mi pare delicato e gli chiedo se preferisce che lo chiami più tardi, ma lui rinsavisce subito "No, ma che più tardi? Dopo c'è la Roma!". Per mia fortuna la Roma vincerà, e quindi lui non si ricorderà di me come uno che porta male.

Allora inizierei. Sono stati numeri trionfali, addirittura la prima puntata è stata il programma più visto della serata. La domanda in questi casi è d'obbligo: cosa si prova a coniugare quantità con qualità?

Una grande soddisfazione, anche perché sono molto legato alla cosa ed ho partecipato ampiamente. Per me vuol dire tanto prima perché è un genere che amo e in realtà sono contento ma vorrei che lo vedesse anche più gente, a prescindere da me è una cosa fatta bene. Sono contento del successo. Ci sono belle scene e molta libertà anche dal punto di vista espressivo – tira un sospiro e prende una pausa – Ma poi sto a fare pubblicità di che? Se tu vuoi vedere una cosa che esiste nella realtà lo guardi. Perché se vuoi le favolette io faccio anche quelle, ma questo non lo è. Hai capito adesso perché l'ho fatto io Schiavone, no?".

Sorrido, e penso che lui in un certo senso capisca che ho capito.

Rocco Schiavone è un prodotto capostipite di una certa serialità Rai lontana da stereotipi. In questo sorprende ancora la reazione di un pubblico "generalista" ad un prodotto che non è contrassegnato da modelli positivi assoluti, ma che accoglie le sfumature della vita.

Io credo che non esista un pubblico della tv generalista. In tanti magari non vedevano Rai2 ed hanno iniziato a farlo con questa serie. Logico che tante persone possano essere abituate alla visione di prodotti più tranquilli, con messaggi positivi, ed è giustissimo così. Ma è inutile fare solo cose che eludano dalla realtà. C'è anche da fare delle storie, insomma, uno deve approcciarsi a tutto. Anche a dio, no?

Nella seconda stagione mi pare che l'aderenza tra te e il tuo personaggio sia ancora maggiore che nella prima. 

Il merito è della parte romana, del fatto che nella seconda stagione si torna indietro nel tempo. Si vede uno Schiavone che non ha ancora gli anni di Aosta sulle spalle. A Roma era meno nero, in tutti i sensi, anche e soprattutto quello del parlato e dell'inflessione dialettale. La cosa è dichiaratamente voluta. Dopo il periodo ad Aosta Rocco Schiavone è più cupo perché ha attraversato questo purgatorio non voluto da lui. Aosta stessa non è voluta, anche se poi impara ad amarla. 

Quindi c'è stata, in effetti, una differenza di approccio tra la prima e la seconda stagione?

Per me è come un fumetto, un Tex Willer o un Ken Parker disegnati da Lettieri o da Milazzo, insomma visto dalla prospettiva di disegnatori differenti. Nella seconda stagione il personaggio è legato al suo retaggio più di quanto non lo sia nella prima.

Hai dichiarato in varie occasioni che Schiavone per te "è bello". Che intendi per bello? Cioè, cosa ti piace esattamente di lui?

Mi piace il suo essere una persona complicata, una persona che ha una parte non aderente alla realtà, una parte onirica. Una parte con la quale poi riesce anche ad arrivare alle soluzioni dei casi. Lui è un burbero, molto simile a me. Per bello intendo che è una persona con un cuore enorme, con un'ironia, mi ci vedo in lui e forse è il personaggio più aderente a me che abbia fatto. So che a dirla così sembro narcisista, non che mi piaccia perché mi somiglia, mi piace quel tipo di poliziotto con quell'anima nera e un po' contorta, indipendentemente dal suo essere poliziotto. Mi sono sempre piaciuti i noir e quei personaggi che vengono toccati un po' da tutto, spesso costretti a farselo scivolare addosso loro malgrado, perché fosse per loro si accollerebbero tutta la merda del mondo. 

Non ti ha sorpreso che parte dell'opinione pubblica se la sia presa più per il fatto che Schiavone si faccia le canne che per alcuni reati ben più gravi da lui commessi?

Ho letto anche che si parlasse di altri reati, non solo della marijuana, ma certamente si metteva l'accento su quello. D'altronde è una cosa di cui si discute, sulla quale c'è una certa ignoranza. Ma è una cosa che in realtà non esiste, lo dimostrano le leggi degli altri paesi e forse fra un po' anche la nostra. Però resta certamente un tabù, noi siamo un paese così, non è che devo dirlo io. Ma poi alla fine è bello anche questo, sta all'artista rompere i vetri e agli altri raccogliere i cocci. Io che devo fa'? Quello è.

Cinema e serie tv, oramai la domanda è d'obbligo: c'è una dimensione che ti interessa più dell'altra?

In questo caso sì, in altri magari meno. In questo caso, piacendomi moltissimo Schiavone, mi ci approccio in maniera piena e felice di farlo. Mi interessa lui, il contorno, Aosta, mi interessa tutto. Pur non volendo Antonio Manzini (l'autore dei racconti da cui è tratto Rocco Schiavone, ndr) mi ha fatto un regalo enorme.