Sono trascorsi quasi quattro anni da quel giorno di luglio 2014, con cui coincide la morte di Giorgio Faletti. Comico, cantante, attore e scrittore, Faletti ha lasciato un grande vuoto in chi fosse appassionato dei suoi lavori, in televisione, al cinema o in libreria. A ricordarlo, in coincidenza del giorno di ripubblicazione del libro "La ragazza che guardava l'acqua", pubblicato per la prima volta nel 2007 c'era ospite a "Vieni da me" Roberta Bellesini, moglie dell'autore di "Signor Tenente".

Bellesin ricorda in particolare il giorno della presentazione di "Io uccido", successo editoriale con cui Faletti si impose come giallista italiano, quando Faletti venne colpito da un ictus: “Io Uccido’ lo scrisse in circa tre mesi. Una volta avuta la storia in testa ci mise poco a scriverlo. Poi iniziarono ad accusarlo che qualcuno gli aveva scritto il libro,questo lo fece soffrire. Il giorno dell’uscita del libro fu colpito da un ictus. Aveva la presentazione a Milano ma fu costretto in ospedale per due mesi. I medici mi dissero che l’unico farmaco che poteva aiutarlo era ancora in fase sperimentale e io mi presi la responsabilità. Andò bene”. Nei passaggi più duri dell'intervista Roberta Bellesini parla di una delle più grandi paure di suo marito:

“Che si dimenticassero del suo lavoro. Perciò, in maniera quasi ossessiva, porto avanti i suoi progetti, anche se tocco le sue cose e ho sempre dentro un dolore. Anni fa ho prodotto un suo album. Costringermi ad ascoltare la sua voce è ancora devastante

Poi spazio a ricordi più dolci e nostalgici, come quello dell'incontro con l'uomo che sarebbe poi diventato suo marito. Un aneddoto che Roberta Bellesin aveva già raccontato in passato: “Ci siamo conosciuti come tanti italiani. Era il 2000 e quella sera c’era la finale degli Europei di calcio e ci siamo conosciuti davanti ad un piatto di pasta mentre guardavamo una partita di calcio”. 

Tra i due c'era una differenza anagrafica piuttosto importante, ma la cosa non ha mai rappresentato un peso, essendoci a bilanciare un animo di Faletti che non ha mai smarrito, racconta lei, la curiosità che caratterizza l'età fanciullesca. Qualcosa che ha aiutato entrambi ad affrontare con maggiore levità il periodo della malattia: “Fino all’ultimo abbiamo sperato che tutto si evolvesse in maniera positiva e invece è capitolato tutto quanto, ma sono sicura che lui sia felicissimo di quello che sto facendo e sono felice anch’io adesso”. E infine il ricordo del giorno delle nozze:

“Abbiamo fatto tutto tra amici. Un nostro amico si era proposto di fare il servizio fotografico del nostro matrimonio, ma bruciò il rullino perché all’epoca c’erano ancora i rullini e quindi non abbiamo foto”