Sarà forse il cuore a giustificare queste parole, ma due puntate di "Guarda… stupisci" congelano la razionalità. Per l'ennesima volta Renzo Arbore, coadiuvato da Nino Frassica e Andrea Delogu (qui la nostra intervista alla conduttrice) si conferma un maestro assoluto di televisione, vincendo quella che è forse la sfida più complicata: intrattenere insegnando qualcosa allo spettatore.

Al netto della leggerezza di fondo, le due puntate di questo format andato in onda su Rai2 partivano da una ambizione complessa come quella di educare alla risata, illustrare i meccanismi della costruzione di un numero comico e farlo nella stessa maniera con la quale un docente lo farebbe in un'università, ovvero prendendo a modello gli esempi del passato e portando lo spettatore per mano nel capire come nasca una gag comica, da dove parta e dove vuole arrivare. A suo supporto alcuni video di quella che il deus ex machina di questo programma ha insistentemente definito come la televisione più bella del mondo. Quella italiana.

"Guarda… stupisci" ha messo al centro la canzone umoristica napoletana, in cui si concentrano i tratti principali della cultura della risata in Italia, che nasce con la commedia dell'arte, per poi assumere la forma dell'avanspettacolo. Alcuni dei numeri del passato mostrati in queste due puntate, con salti da Gegè Di Giacomo a Stanlio e Olio, passando per Totò e Troisi, fanno intuire come, pur cambiando la cultura, non cambia la sostanza della risata, la cui natura non deve essere necessariamente complessa e concettuale, ma soprattutto non deve essere volgare.

Lo spessore dell'operazione è enorme e quello ideato da Arbore, Frassica e Porcelli è un format che meriterebbe di girare nelle scuole e negli atenei. Qualcuno si chiederà se sia davvero indispensabile, e soprattutto se sia possibile insegnare a qualcuno come si dovrebbe ridere.  non possiamo rispondere in altro modo che sì, ne abbiamo tremendamente bisogno. Viva Arbore. Viva le risate cretine, ma non stupide.