L'instancabile Renzo Arbore torna ancora una volta in Tv per raccontare i 28 anni della sua Orchestra Italiana. Il presentatore, nonché musicista e – come recita la sua bio su Wikipedia – soprattutto Disk Jockey, archiviata l'esperienza di "Guarda… Stupisci" andata in onda lo scorso dicembre, resterà nel solco della canzone napoletana con "Ll'arte d'o sole", per raccontare in tre serate in onda su Rai5 (il 12, 19 e 26 giugno 2019) la genesi e la grande epopea internazionale della sua creatura, che da quasi tre decenni porta la tradizione della musica napoletana in giro per il mondo, dall'America al Giappone, fino in Russia.

Il titolo fa riferimento a un grande classico della musica napoletana di inizio Novecento. Una musica che per qualche strano motivo nessuno vuole più suonare, dice Arbore alla conferenza stampa di presentazione alla Rai di Napoli: "Un'antologia delle canzoni napoletane classiche. Sei ore divise in tre programmi. Le canzoni sono girate in parte nel centro Rai di Napoli, in parte in giro per il mondo". Il senso del programma, concepito da Arbore insieme a Gino Aveta, con la consulenza di Adriano Fabi e la regia di Barbara Napolitano, è quello di far rivivere una tradizione musicale che sembra destinata all'abbandono. Spiega Arbore:

In pochissimi, forse solo dei bravissimi posteggiatori, si dedicano alla musica classica napoletana. Noi siamo partiti da quel modello là, chiedendoci perché per ascoltare queste canzoni dovessimo andare in pizzeria

Al netto del suo attaccamento alle melodie di un tempo, da grande appassionato di musica Arbore mostra di essere anche un conoscitore del nuovo fermento culturale e musicale partenopeo: "Ascolto Liberato, ascolto la nuova scena napoletana. […] Come diceva Pino Daniele anni fa, Napoli ha i suoi periodi. C'è stato Roberto Murolo, poi la nouvelle vague della canzone napoletana, poi il periodo del night di Carosone, quello appunto di Pino Daniele e ancora Gragnaniello e adesso Liberato e il rap napoletano".

Il programma mostra come siano stati tantissimi gli artisti non napoletani, da Lucio DallaQuincy Jones, passando per Ray Charles, che negli anni hanno abbracciato le melodie della musica napoletana. C'è qualcuno che Arbore avrebbe voluto coinvolgere non riuscendoci? Ai microfoni di Fanpage.it, Arbore risponde: "Tony Bennet. Gli avevo dato delle cose e, secondo me, essendo lui l'ultimo crooner, lo ritenevo adatto. Gli detti delle canzoni che avrebbe potuto fare, ma poi non c'è stato modo. Però mi è successo anche di cantareAnema e core' con Michael Bublé, che ha fatto una manovra simile alla mia, perché lui ha riscoperto le canzoni di suo nonno. Poi si è allargato ai classici americani, ma è partito dalla ricerca delle melodie di un tempo e ama moltissimo la musica napoletana".