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Renato Zero incanta con Arenà: perché la Rai non pensa a uno spazio tutto suo?

La serata dedicata al memorabile concerto all’Arena di Verona dell’artista emoziona “sorcini” e non. Ed è lecito chiedersi perché Renato Zero, nonostante la sua enorme caratura artistica, non abbia uno spazio tutto suo in prima serata.
A cura di Andrea Parrella
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Incredibile con quanta semplicità una normale serata televisiva si possa trasformare in qualcosa di speciale. Altrettanto incredibile rendersi conto che la cosa accada così raramente da farsi notare. Ad esempio è accaduto stasera, 17 settembre, con la messa in onda di Arenà, il concerto di Renato Zero trasmesso da Rai 1 in un sabato di transizione di una televisione ancora parzialmente colonizzata dalle statiche programmazioni dei palinsesti convenzionali.

Un sabato normale è diventato speciale perché un solo concerto è riuscito a raccontare un personaggio che dalle nostre parti è diventato un uomo in odore di divinità. Non gli mancano i poteri sovrannaturali, quelli di agglomerare masse, di esaltare, emozionare, estasiare orde di appassionati d'ogni età ed estrazione sociale, una delle community più variegate, fedeli e accanite che si possano registrare nel panorama musicale italiano. In concerto si è visto il Renato Zero di sempre, l'autentico istrione che mai ha perso quella accezione di inconfondibile, capace di far sorridere e di emozionare in una sola serata, ospitando sul palco colleghi e artisti di ogni tipo, da Emma Marrone ad Elisa (che ha ricordato Mia Martina), per finire con Carlo Giuffrè.

Una bella serata di televisione che porta a galla delle domande, come chiedersi perché non si sia mai pensato ad uno spazio televisivo più ampio da affidare a Renato Zero. Negli ultimi anni, con Gianni Morandi e Massimo Ranieri su tutti, Rai 1 ha spesso scelto di dare spazio a grandi personaggi della musica italiana, capaci di avvicinare il pubblico moderno a quello più nostalgico. Renato Zero non necessiterebbe di provini o puntate zero (si perdoni il gioco di parole) per dimostrare di essere in grado di pensare ad un programma tutto suo. E visto che di sabato sera ce ne sono più di 50 all'anno, Rai dovrebbe pensarci, ammesso che lui accetti.

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