Rachelle Lefevre, attrice che vestì i panni della “cattiva” Victoria nel film Twilight, è la protagonista di Proven Innocent, la serie tv Fox che racconta le storie dei “presunti innocenti” dei più grandi casi di cronaca mediatici. È un progetto che trae origine dalla vicenda di Amanda Knox, condannata e poi assolta in Italia per l’omicidio di Meredith Kercher. Il massacro di Perugia è legato indissolubilmente alla figura di Amanda, giovane studentessa americana cui Netflix ha perfino dedicato un documentario. E a quel documentario, Fox si è ispirata per realizzare la serie.

Il caso di Perugia raccontato da Fox

Nella serie in onda su FoxCrime, la Lefevre interpreta il ruolo di un’avvocatessa che si occupa di difendere le presunte vittime della giustizia. L’attrice racconta a Leggo che il progetto sarebbe liberamente ispirato anche al caso di Perugia: “I creatori dello show avevano già in mente di realizzare una serie sulle attività dell’Innocent Project, un’associazione non profit che negli Stati Uniti si occupa di difendere chi viene accusato ingiustamente dai tribunali. Ma il progetto ha preso il via solo dopo che gli autori hanno visto in tv un documentario su Amanda Knox: la storia di ragazza finita improvvisamente al centro dei media, e così giovane, è stata la molla che ha innescato la scrittura”.

Nessun contatto con Amanda Knox

Non abbiamo avuto alcun contatto” specifica l’attrice quando le chiedono se abbia mai discusso con la Knox di quel caso. Amanda, però, sarebbe al corrente della serie: “Anche quando il processo si chiude, e vieni scagionato, il tuo caso diventa un argomento da bar. Chiunque si sente in diritto di mettere in discussione la sentenza. Ho parlato con persone che l’hanno conosciuta, che hanno avuto a che fare con il caso:  è al corrente di quel che abbiamo fatto, sa che stiamo raccontando l’altra parte della storia. Ma non vuole vederla. E la rispetto per questo”.

La vita dopo l’assoluzione

La Lefevre commenta il caso che vide protagonista Amanda e che, anche anni dopo la sua assoluzione, continua a far discutere: “Anche se ti fanno uscire di prigione, il mondo ti guarda con sospetto. Ci sarà sempre qualcuno che pensa che tu sia colpevole. Tutti sanno che sei stata in prigione. La tua famiglia, le tue relazioni, i tuoi figli, portano tutti un marchio”. La serie sarebbe stata accolta positivamente dal pubblico per più di una ragione:

Abbiamo tutti bisogno di sapere cosa siamo capaci di fare come esseri umani. Tutti abbiamo fragilità e tentazioni, e cerchiamo di non lasciarci sopraffare. Tutti sappiamo mentire e manipolare il prossimo. La differenza tra buoni e cattivi è tra chi sa resistere a quegli impulsi, e chi no. Ma siamo affascinati da quel lato oscuro. Lo vogliamo conoscere.