3 Novembre 2020
17:20

Quanto c’è di vero ne La regina degli scacchi, la miniserie Netflix più vista del momento

È la serie targata Netflix più vista del momento: “La regina degli scacchi”, con protagonista una magnetica Anya Taylor Joy ed è uno dei prodotti più interessanti della piattaforma streaming. Tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore Walter Trevis e non da una storia vera, la storia di Beth Harmon, mostra dei punti in comune con la vita dell’autore e con la realtà storica degli Anni Cinquanta. L’unica grande “bugia” sta proprio nel fatto che la protagonista sia una donna, in un mondo di soli uomini, come a quel tempo difficilmente sarebbe potuto accadere.
A cura di Ilaria Costabile

Gli amanti delle ultime novità in fatto di serie tv avranno sicuramente adocchiato nel catalogo Netflix "La regina degli scacchi", la miniserie schizzata in pochissimo tempo tra i primi contenuti selezionati dagli utenti e, a dirla tutta, di motivi per concedersi la visione di The Queen's Gambit, questo il titolo originale, ce ne sarebbero diversi. Sebbene non si tratti di una storia vera, ma tratta dall'omonimo romanzo dello scrittore americano Walter Trevis, la storia di Elizabeth Harmon (Anya Taylor Joy), possiede molti punti in comune con la vita del suo autore, che rendono la trama accattivante e magnetica, tanto da non riuscire a staccare gli occhi dalle sette puntate che compongono questa serie autoconclusiva.

La trama della serie tv

La vita di Beth Harmon non si può certamente dire che sia stata semplice: orfana in seguito al suicidio della madre, timida e riservata, ma dotata di una spiccata perspicacia e intelligenza, finisce col trascorrere dai nove ai quindici anni in un istituto cattolico nel Kentucky dove, per sua fortuna, grazie al custode della struttura si appassionerà al gioco degli scacchi, che sarà per sempre il motore e l'ossessione del suo percorso dall'adolescenza all'età adulta. L'intera vicenda ruota attorno all'imperscrutabile mente della protagonista che, unica donna in un mondo da sempre presidiato dagli uomini, cerca di vincere le imposizioni di una società che sottovaluta le potenzialità femminili, mettendo in luce non solo il suo innato talento, ma anche la sua caparbietà, la sua indipendenza oltre che l'invincibile desiderio di andare controcorrente. Si imbatterà lungo la sua strada in persone che, nonostante il suo carattere schivo e solitario, la aiuteranno a raggiungere i suoi obiettivi: chi standole accanto come la madre adottiva Mrs Wheatley (Marielle Heller), chi spronandola ad esercitarsi sempre di più, andando oltre i propri limiti, come Benny (Thomas Brodie-Sangster), a volte anche a discapito dei propri sentimenti.

I punti in comune con la vita dell'autore

Ed è in questo tortuoso, ma avvincente percorso ad ostacoli che si stagliano alcuni richiami alla realtà degli Anni Cinquanta in cui è ambientato il romanzo di Walter Trevis. In un'intervista del 1983 al New York Times, poco dopo la pubblicazione di "Queen's Gambit", lo scrittore rivelò quali aspetti della sua vita avevano influenzato la scrittura dell'opera e quali, invece, quelli del realtà circostante riproposti nel contesto storico in cui si afferma Beth Harmon.

  • All'inizio della serie televisiva, si vede come alla piccola Elizabeth, chiusa nell'orfanotrofio, vengano somministrati dei tranquillati, un dosaggio giornaliero che non solo ha degli effetti importanti sulla psiche della ragazzina, ma la inizia ad una vera e propria dipendenza. Anche Trevis, giovanissimo, fu costretto a prendere per diverso tempo dei medicinali molto pesanti a causa di una malattia reumatologica al cuore, ed è proprio da questo spaccato della sua gioventù che nasce la descrizione di questo pericoloso rapporto tra la giovane Harmon e i farmaci che, purtroppo, saranno una costante. Dipendenza alla quale si aggiunge anche quella dell'alcol, che la porterà lentamente verso il baratro.
  • Altro elemento di verità sono i riferimenti al mondo degli scacchi. La piccola Beth viene introdotta al gioco dal signor Shaibel e sarà lui a regalarle uno dei primi testi che le apriranno le porte di questo difficile mondo , si tratta del libro "Aperture moderne degli scacchi" che realmente esiste ed è uno dei manuali cardine di questa disciplina.  Anche la rivista Chess Review Magazine esiste davvero ed è stata una delle testate di settore più note di quegli anni, sebbene sulla sua copertina non sia mai comparsa una donna.
  • Tutti i tornei che sono descritti nel libro e si vedono anche nella serie si sono svolti, per la maggior parte, anche nella realtà, sebbene i nomi degli sfidanti non siano quelli riportati nell'opera di Trevis. Eppure, il latente conflitto tra russi e americani, in una perfetta amalgama storica con la Guerra Fredda, corrisponde al vero, tanto che nel 1972 la sfida tra il campione russo Boris Spassky e quello americano, Bobby Fischer, fu trasmessa in diretta tv, dove si assistette alla vittoria del giovane statunitense su uno dei più grandi maestri della storia degli scacchi.

Regina in un mondo di uomini

Non serve dire che essendo la trasposizione seriale di un romanzo, sono stati introdotti degli elementi narrativi che rendessero ancora più avvincente la serie e generassero un alone di mistero attorno alla figura di Elizabeth Harmon. Nella vita vera, come si suol dire, pur essendoci dei tornei di scacchi dedicati alle donne, nessuna di loro è mai arrivata ai livelli della protagonista, alcune donne hanno raggiunto il titolo di "Grande maestro", ma nessuna si è mai battuta per diventare una campionessa mondiale. E questo, ovviamente, rappresenta un valore aggiunto della trama, che diventa coinvolgente in un crescendo di emozioni e di ambizione che tratteggiano le vicende di Beth. L'unico neo di irrealtà nella finzione sta proprio nel fatto che il ruolo principale sia stato affidato ad una donna. Una donna costretta alla solitudine dalla vita, tante volte amara e incomprensibile, una donna isolata dai suoi tormenti interiori, che non smette mai di credere sul serio nelle proprie capacità, nonostante il suo indiscutibile magnetismo e la sua bellezza. E questa lettura rende profondamente attuale questa miniserie che ha conquistato il pubblico di Netflix.

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21.850 di Gennaro M. Duello
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