"Perché non proporre quel tipo di programmazione che fa rizzare i capelli ai pubblicitari!". La proposta provocatoria (e nemmeno tanto) alla Rai arriva direttamente da Pupi Avati, il regista che in questo tempo di emergenza ha scritto al presidente dell'azienda e all'amministratore delegato Salini una lunga lettera nella quale chiede che durante questo periodo di emergenza, l'azienda di Servizio Pubblico sappia rivolgersi al suo pubblico con una programmazione completamente svincolata dall'Auditel e dalle necessità pubblicitarie che da sempre la condizionano. Una lettera addolorata, che non dimentica gli amici che in questi giorni se ne sono andati per via di questo virus, ma che contiene i suoi punti cruciali in questo passaggio:

E allora mi chiedo perché In questo tempo sospeso, fra il reale e l’irreale, come in assenza di gravità, i media e soprattutto la televisione e soprattutto la RAI, in un momento in cui il Dio Mercato al quale dobbiamo la generale acquiescenza all’Auditel, non approfitti di questa tregua sabbatica di settimane, di mesi, per sconvolgere totalmente i suoi palinsesti dando al paese l’opportunità di crescere culturalmente. Perché non si sconvolgono i palinsesti programmando finalmente i grandi film, i grandi concerti di musica classica, di jazz, di pop, i documentari sulla vita e le opere dei grandi pittori, dei grandi scultori, dei grandi architetti, la lettura dei testi dei grandi scrittorii, la prosa, la poesia, la danza, insomma perché non diamo la possibilità a milioni di utenti di scoprire che c’è altro, al di là dello sterile cicaleccio dei salotti frequentati da vip o dai soliti opinionisti. Perché non proporre quel tipo di programmazione che fa rizzare i capelli ai pubblicitari! Perché non approfittiamo di questa così speciale opportunità per provare a far crescere culturalmente il paese stravolgendo davvero i vecchi parametri, contando sull’effetto terapeutico della bellezza?

Quindi l'appello finale al Presidente Marcello Foa e al Direttore Generale Fabrizio Salini, così come al Consiglio di Amministrazione "affinché mettano mano a un progetto così ambizioso e tuttavia così economico. Progetto che ci faccia trovare, quando in cabina finalmente saranno stati in grado di aggiustare la pellicola, migliori, più consapevoli di come eravamo quando all’improvviso si interruppe la proiezione. E potremo allora riaprire gli occhi".