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Piero Chiambretti: “I medici sono angeli, hanno tentato di tutto per salvare mia madre Felicita”

In una lunga lettera pubblicata da Repubblica, Piero Chiambretti ha ripercorso i giorni del ricovero. Il 16 marzo, il conduttore è stato trasportato d’urgenza all’Ospedale Mauriziano di Torino dopo che gli sono stati riscontrati tre focolai di polmonite a causa del Covid-19. Ricoverata anche la madre Felicita che purtroppo non ce l’ha fatta.
A cura di Daniela Seclì
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Piero Chiambretti, in una lettera scritta a Repubblica, ha ripercorso i giorni trascorsi in ospedale dopo essere risultato positivo al Coronavirus. Era il 16 marzo quando è stato ricoverato all'Ospedale Mauriziano di Torino, dove gli sono stati riscontrati tre focolai di polmonite a causa del Covid-19. Nello stesso reparto era ricoverata anche la madre Felicita, che purtroppo non ce l'ha fatta. È deceduta lo scorso marzo. Aveva 84 anni.

Piero Chiambretti assicura: nessun favoritismo

Nella lunga missiva, il conduttore ricorda Felicita. Ha dichiarato che il personale medico "ha tentato di tutto per salvarla" e ha assicurato a Chiambretti il sostegno psicologico necessario per affrontare la morte della madre. Poi, ha voluto fare una precisazione: "Qualcuno ha scritto che ho avuto un trattamento di favore. Nulla di più falso. Dentro quelle stanze eravamo tutti uguali con un obiettivo comune: salvare la pelle". Quindi ha raccontato che le sue condizioni sono pian piano migliorate il giorno successivo alla morte della signora Felicita: "La mattina successiva la morte di mia mamma, io miracolosamente ho cominciato a stare bene (grazie Felicita), tanto da essere dimesso dopo una settimana e due tamponi negativi"

La stima per il personale medico

Piero Chiambretti, infine, ha avuto parole di stima e ammirazione per i medici che ha definito "angeli". Ha assicurato che si sono fatti "partecipi del dramma" dei pazienti ricoverati. Si sono mostrati sempre "sorridenti e rassicuranti", agendo con "efficienza mischiata a grande umanità" e assicurando il loro sostegno con "uno sguardo, una carezza, una stretta alla mano quando il morale scendeva come i valori sul monitor". Il personale medico è diventato una famiglia, sostituendosi in alcuni casi ai parenti "che molti non avrebbero visto mai più".

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