Pierfrancesco Favino è intervenuto come ospite a Verissimo, per parlare della sua carriera e della sua interpretazione di Bettino Craxi in "Hammamet", il film di Gianni Amelio attualmente in sala. L'attore è sorprendente nel trucco camaleontico che lo rende del tutto somigliante all'originale e, soprattutto, nella voce che pare identica a quella del leader socialista.

Per interpretare Bettino Craxi facevo 5 ore di trucco al giorno. Abbiamo iniziato a  lavorarci un anno e mezzo prima. Arrivavo già truccato sul set e la troupe mi guardava in modo ossequioso, come se fossi un presidente. Gianni Amelio mi ha aspettato per sei mesi, non capivo perché avesse preso me. Gli sono riconoscente per la fiducia. Ho conosciuto un inserviente di Craxi, Amida, che è rimasto sconvolto nel vedermi truccato. Sul set era convinto che mi avessero messo una voce sopra. Ha chiamato i figli di Craxi dicendo "Vostro papà non è morto", una cosa che forse non doveva fare! Mi ha colpito la riconoscenza che i tunisini hanno ancora per quello che Craxi ha fatto per loro.

Il lato più umano di Craxi in Hammamet

"Hammamet" racconta l'ultima parte della vita i Craxi, quella in Tunisia dopo lo scandalo di Mani pulite e la fuga dall'Italia: "Mi piace il fatto che questo film racconta Craxi come padre. Deve essere stato difficile essere figlio di questo personaggio. Non entro nella vicenda perché non sono un magistrato né un politico e direi qualcosa di stupido. Penso sia un film su un Re che ha perso il trono e si rende conto che esiste la morte, la malattia, anche per lui. Quando sei Re sei padre non solo dei tuoi figli. Sei assolutamente solo, è un ruolo che non ti consente di avere fragilità umane".

Pierfrancesco Favino e il mestiere d'attore

"So di non risparmiarmi nei confronti del pubblico, di non tradirlo. Do sempre tutto me stesso", ha raccontato Favino, che – nonostante sia riconosciuto come uno dei più grandi attori contemporanei, già consacrato da il recente "Il traditore" che lo vedeva nei panni di Buscetta – non ha perso la sua umiltà e la voglia di imparare.

Io faccio il mestiere che ho scelto, riesco a pagarci i conti e a far crescere una famiglia. Fuori da casa mia c'è una realtà diversa, so di essere un privilegiato, quindi per me questo lavoro è una benedizioneHo pensato di fare il regista ma non voglio farlo come passaggio obbligato. Ho ancora tanto da imparare nel mio mestiere, lo penso davvero. Il mio è un mestiere in cui ogni giorno devi dimostrare di saperlo ancora fare. Ho fatto il regista a teatro, sono esigente come con me stesso. Lo farò anche al cinema solo se sentirò l'esigenza di farlo.