Quanto sta accadendo in America in questi giorni, dopo la morte dell'afroamericano George Floyd a Minneapolis, ci dà contezza di quanto nel popolo americano il germe del razzismo sia annidato in un modo che sembra irreversibile. È ovvio, non possono essere attribuiti atteggiamenti discriminatori e razzisti indistintamente all'intera popolazione americana, lo dimostrano le manifestazioni in nome di Floyd: un uomo sottoposto ad un controllo di polizia che, stando ai risultati dell'autopsia indipendente,  sarebbe stato soffocato dal poliziotto Dereck Chauvin. Floyd sarebbe l'ennesima vittima di un sistema viziato sin dalle fondamenta, che si porta dietro anni di lotte per una giustizia e un'uguaglianza che più passa il tempo e più sembra difficile da conquistare.

Non c'è momento migliore, allora, per vedere una serie firmata Netflix, in catalogo già dall'aprile dello scorso anno, dal titolo When They See Us. Capirete in poche puntate quanto terribile possa essere il pregiudizio e quanto il Paese che si assurge a capostipite del "mondo libero" sia in realtà legato a doppio filo ad una zavorra pesante, il più delle volte macchiata di sangue e di una profonda ingiustizia alimentata da preconcetti e non da fatti tangibili, che andrebbero a confutare il castello di convinzioni radicate e infondate che si celano dietro il rispetto della legge.

La storia dei Central Park Five

Lanciata nell'aprile del 2019, la miniserie Netflix, When They See Us è tra i prodotti più interessanti offerti dalla piattaforma streaming. Uno dei casi di cronaca più noti degli Anni Ottanta diventa nella sua trasposizione streaming l'occasione per gettare luce sull'assurdità di un sistema legislativo ottuso e poco obiettivo quando si tratta i trovare un colpevole, anche quando non esistono prove che ne supportino la condanna. La storia dei Central Park Five rivive così sullo schermo di casa. Cinque ragazzi neri, tra i 14 e i 16 anni, sono accusati di aver stuprato ferocemente una jogger, picchiandola e lasciandola quasi in fin di vita, sebbene l'unica loro colpa fosse quella di trovarsi nel parco in cui avvenne il misfatto.

Tutti, nessuno escluso, vengono condannati. I più giovani Kevin Richardson, Antron McCray, Yusef Salaam e Raymond Santana finirono in riformatorio, nel quale trascorsero il massimo della pena consentita per i minori, cosa che invece non accadde a Korey Wise che, avendo compiuto già 16 anni, fu rinchiuso in diverse strutture carcerarie (ne ha cambiate almeno 3). Solo nel 2002, grazie alla confessione del vero assalitore, Matias Reyes, e alle prove del DNA, le condanne dei cinque ragazzi, ormai diventati grandi, sono state annullate e lo Stato si è visto costretto a ritirare le accuse. Dopo anni di strazio, i cinque ottennero finalmente il meritato riscatto.

Il racconto dei processi e delle vite segnate per sempre

Il racconto dei due processi a cui furono sottoposti i ragazzi e le loro famiglie mette i brividi. Ore di interrogatori, durante i quali la polizia, premendo sulla paura dei giovani, gli ha estorto confessioni che nulla avevano a che vedere con la realtà. Kevin, Antron, Yusef e Raymond si trovano a raccontare dettagli di un qualcosa che non hanno mai vissuto, con la finta illusione di poter essere lasciati in pace, senza sapere che quelle confessioni li avrebbero condannati a vita. L'unica loro colpa è stata quella di essere cittadini americani neri, la loro più grande disgrazia è stata quella di aver subito un processo non secondo la legge scritta, ma secondo quella del pregiudizio.

Come cambia la loro vita negli anni di carcere e come quell'esperienza abbia segnato per sempre le loro esistenze è un qualcosa che, guardando le quattro puntate della serie di circa un'ora ciascuna, si percepisce fin dai primi momenti. La sofferenza, lo sgomento e la consapevolezza di essere impotenti davanti ad uno Stato cieco e affamato di una verità che non si basa su fatti reali, ma su costruzioni create appositamente per colpire "l'uomo nero", lascia chi guarda When they see us senza parole, poi attonito, arrabbiato, infine commosso. Sì, ci si commuove, si piange guardando la storia dei Central Park Five e le lacrime escono a fiotti perché dinanzi a tanta violenza immotivata non c'è modo di reagire se non con la stessa disperazione che ha rapito loro. In un momento in cui questi sentimenti riaffiorano prepotenti, guardare questa serie Netflix con occhio attento e analitico ci restituisce l'immagine di una società e di un Paese che non vorremmo vedere, e che invece dopo tanto dolore non è più possibile nascondere.