Oramai pare ufficiale: Claudio Baglioni sarà il conduttore del Festival di Sanremo 2018. Non solo direttore artistico, dunque, come annunciato nelle scorse settimane. L'artista romano prenderà in carico tutta la patata bollente del post Carlo Conti, artefice di un triennio a dir poco trionfale e difficile da eguagliare in fatto di ascolti. La Rai scioglie così il vero grande dubbio della stagione televisiva che sta prendendo il via in queste settimane, affidando a un artista di indubbia fama l'onere di guidare la kermesse. I primi commenti a caldo sui social lasciano trasparire non poche perplessità, reazione che è spia di una percezione del Baglioni personaggio meno trasversale di quanto potrebbe essere quella, per dire, di Gianni Morandi. Cosa vera, che tuttavia costringe a riconoscere come l'eccezione sia Morandi stesso, più che Baglioni. Esistono invece diverse ragioni per le quali Claudio Baglioni potrebbe essere la persona adatta alla conduzione di Sanremo 2018.

Perché sarà un festival diverso.

Prima di tutto perché la cosa certa è che si tratterà di un Sanremo differente da quelli condotti da Carlo Conti, il cui stile pragmatico e concreto tende inevitabilmente a sacrificare la dimensione dell'intrattenimento, che ha però centrato l'obiettivo di realizzare il Festival di maggior successo degli ultmi 15 anni. Al contrario Baglioni, probabilmente cercato dalla Rai per condurre un'edizione di transizione, avrà maggiore libertà e si concederà il lusso di spaziare di più, specie nel campo musicale che più gli compete. Insomma, il suo non sarà mai il Sanremo di Conti e della De Filippi, piaccia o non piaccia.

Perché non condurrà da solo.

Se ci stiamo immaginando un Sanremo in cui Claudio Baglioni conduca in solitaria, o al massimo con qualcuno pronto a fargli da spalla, probabilmente stiamo commettendo un errore. La Rai fa ancora mistero sui nomi che lo affiancheranno, potrebbe trattarsi di un conduttore o una conduttrice diversi per ogni sera, o delle presenze fisse. Ma la cosa che appare più plausibile è che Baglioni svolgerà il ruolo di un polo attrattivo per personaggi che saranno molto presenti sul palco.

Perché è un musicista, e a Sanremo conta.

Può sembrare un'ovvietà, ma non lo è. Essere un musicista, per la conduzione di una manifestazione come il Festival, non è una cosa accessoria o secondaria. Non solo Baglioni, da direttore artistico, influenzerà certamente in maniera positiva la scelta delle canzoni in gara, ma la sua presenza potrebbe convincere artisti in altri casi riluttanti  a partecipare.

Perché non c'era molta scelta.

Sanremo è lo show televisivo più seguito dell'anno. Tra le tante imprese portate a compimento da Conti c'è stata anche quella di ringiovanire il pubblico medio, ma la realtà è che una fetta importante del pubblico della kermesse non è composta da teenager. Serve un volto che sia capace di raccogliere un pubblico interessato ampio e Baglioni, forse insieme a nomi come Ranieri, era il solo di stampo "tradizionale" a rientrare in questa rosa. Chi chiede giovani che portino novità non solo dà per scontato che i giovani portino novità (non è sempre così), ma farebbe difficoltà a tirare fuori un nome capace di un gradimento ampio quanto quello del Festival. Se la scelta del conduttore non dipendesse anche e soprattutto da questo, Alessandro Cattelan condurrebbe da due o tre anni.

Perché si dubitava anche di Morandi. E invece…

Si torna ancora al paragone con Gianni Morandi, suo amico e sodale nel recente tour "Capitani Coraggiosi", per ricordare che l'edizione condotta dal cantanta di Monghidoro, poi replicata anche l'anno successivo, era stata accolta da simili titubanze. Per poi rivelarsi, grazie a scelte di cast sapienti, un successo, anche sotto il profilo delle sorprese (la prima edizione condotta da Morandi vide trionfare Roberto Vecchioni, no di certo favorito alla vigilia).

Perché se lo merita.

Baglioni non è uno sprovveduto e, se ha accettato di condurre Sanremo è perché sa di esserne in grado. La sua frequentazione della tv, seppur breve e sporadica, deve avergli dato una buona conoscenza del mezzo. Il progetto del 1997 con Fabio Fazio, Anima Mia, resta un pezzo di storia della televisione recente. In più è viva la sensazione che Baglioni meriti questo Sanremo come se si trattasse di un riconoscimento, il tassello finale di una carriera già stupenda e ricca di successi alla quale mancava solo una consacrazione televisiva quanto mai necessaria, anche per un cantante.