Sarà disponibile su Netflix a partire dal 23 febbraio il documentario "Pelè: il re del calcio", in cui viene raccontata la storia di uno dei grandi protagonisti del calcio mondiale che lo scorso ottobre ha compiuto ottant'anni. Il film, si distacca da quello del 2016, si propone di descrivere attraverso immagini inedite, testimonianze di repertorio un preciso periodo della carriera del calciatore brasiliano, ovvero quello che va dal 1958 al 1970. Il film è stato firmato da un grande documentarista, già premio Oscar per "One day of September" ovvero Kevin Mcdonald.

Pelè icona del calcio mondiale

Non sono due date scelte a caso quelle individuate dal regista e attraverso le quali si è deciso di raccontare la leggenda di Edson Arantes do Nascimento, così come era segnato all'anagrafe Pelè: quindi, il 1958 è la data della prima incoronazione mondiale, a soli 17 anni, mentre il 1970 è l'ultimo trionfo conquistato ai mondiali messicani. Pelè è stato non solo l'idolo della popolazione brasiliana, ma è diventato con il tempo un'icona del calcio mondiale, un Dio per coloro che si avvicinavano a calciare un pallone. Il suo talento, il suo estro vengono raccontati attraverso le immagini, stralci di partite storiche, di quelle che potrebbero definirsi delle vere esibizioni calcistiche, non dei semplici giochi di gambe.

Le contraddizioni del campione

In questo documentario Pelè racconta l'uomo oltre al campione, parla del suo rapporto la dittatura brasiliana, le frustrazioni intervallate da momenti di immensa gioia, ma anche di grande sofferenza umana e di debolezza, da quella coniugale come dimostrano i tanti tradimenti e figli tenuti nascosti, ma anche in ambito politico. Molti sono stati coloro che negli anni della sua ascesa gli hanno rimproverato di non essersi esposto abbastanza per il suo Paese, per quella stessa dittatura che aveva piegato anche lui e che è durata quasi più di vent'anni, dal 1964 al 1985. A queste accuse, Pelè, ha poi risposto provando a scusarsi, a sottolineare la sua natura umana: "Non credo che avrei potuto fare qualcosa di diverso. Non ero Superman. Non ho fatto miracoli". 

Il re del calcio nella sua fragilità

La potenza di questo film, forse, sta proprio qui nella capacità di mostrare l'uomo dietro la divinità calcistica, dietro l'icona e il personaggio. Kevin Mcdonald mostra un campione costretto ad usare il suo talento per volere dello Stato, nonostante la salute non glielo permettesse, come accadde nei Mondiali del 1970; descrive un uomo che pur essendo il re del calcio non ha mai smesso di essere fragile e insicuro.