La televisione pubblica ospita Ilaria Cucchi, sorella del “detenuto Stefano”, quell’uomo morto, oggi lo sappiamo, in seguito a un violento pestaggio subìto in caserma poche ore dopo il suo arresto. A Mara Venier l’onere di intervistarla, di condurne il racconto perché a emergere sia Stefano l’uomo, non il detenuto, l’ultimo, quella giovane vittima di una giustizia ingarbugliata che solo a distanza di 9 anni dalla morte sta cominciando a restituirgli dignità. È un’occasione importante, non solo per la Venier, ma per la rete che ospita quella donna granitica, un esempio di coraggio. Un’occasione per dimostrare che le istituzioni, anche nella loro declinazione più popolare, le sono vicine.

Mara Venier ha ammesso candidamente di non avere visto il film che racconta la storia di Stefano, quella pellicola in cui un magnifico Alessandro Borghi ne indossa le vesti. Non ha visto il momento in cui il Cucchi cinematografico racconta delle “scale che lo hanno menato”, né quello in cui giace spalle al muro, devastato nel corpo e umiliato nello spirito. “Volevo vederlo stamattina, poi non ne ho avuto il tempo. Come si chiama l’attore?” chiede Mara ed è incredibile che una conduttrice che ha così tanta esperienza non abbia pensato di dedicare almeno un giorno alla preparazione di un’intervista tanto importante, né che si sia premurata di conoscere almeno il nome di quell’attore che Ilaria ha abbracciato commossa a margine della prima proiezione del film “Sulla mia pelle”. La Venier non ha visto quel racconto denuncia e lo ha ammesso così, candidamente, quasi come se la sola sincerità bastasse a giustificare il fatto di avere raffazzonato le domande che avrebbero dovuto permettere alla sorella di Stefano di articolare il suo racconto. Ancora una volta, ma Ilaria ha le spalle larghe, è lei a doversi districare e condurre il gioco.

Com’è finita con quella ragazza che Stefano stava corteggiando?” chiede Mara, ancor più incredibilmente. Come doveva finire? È finita che Cucchi è morto, picchiato nei sotterranei di una caserma e poi trasportato nel reparto protetto dell’ospedale Sandro Pertini. Non l’ha mai più rivista quella ragazza, come non ha visto né sentito i genitori e la sorella che si stavano sbattendo da 7 giorni pur di poterlo incontrare. E la Venier lo avrebbe saputo, se solo avesse preparato meglio quell’intervista andata in onda in diretta nazionale. E il fatto che non lo sapesse è sintomatico di quella superficialità che non deve essere più contemplata, nemmeno in tv, quando ci si trova di fronte a casi di rottura come questo. Meglio intervistare il Ken umano, avendone studiato la storia, che Ilaria Cucchi, saltando a piè pari gli elementi fondamentali della sua lunga battaglia.