La Turchia torna a far parlare per le sue serie televisive, ma non c'entrano Can Yaman e le fortunatissime soap opera come "Daydreamer" in onda su Canale 5. Stavolta al centro del dibattito c'è un caso controverso che dimostra come i governi siano più forti dei colossi dello streaming, dal momento che persino una "superpotenza" mediatica come Netflix ha dovuto cedere alla pesante censura di un Paese ancora pieno di contraddizioni e limitazioni culturali come la nazione affacciata sul Bosforo. La piattaforma ha infatti annullato la lavorazione di una serie intitolata "If Only" (in originale "Simdiki Aklim Olsaydi"), una produzione originale Netflix di nazionalità turca: sembra che siano state fatte pressioni delle autorità locali per la rimozione di un personaggio gay. L'azienda, a quel punto, ha deciso di sospendere del tutto la produzione e cancellare la serie dalla propria programmazione.

La denuncia della sceneggiatrice

"If Only" era stata annunciata lo scorso marzo come una miniserie drammatica in otto episodi e prevedeva nel cast la nota attrice Özge Özpirinçci. Secondo quanto riportato dal Financial Times, la sceneggiatrice Ece Yorenc, autrice dello script, ha rivelato che la serie è stato cancellata alla vigilia delle riprese perché il governo ha rifiutato di concedere una licenza. "A causa di un personaggio gay, il permesso di girare la serie non è stato concesso. Si tratta di una cosa molto spaventosa per il futuro", ha dichiarato al sito turco Altyazi Fasikul, specificando che la sceneggiatura non prevedeva la presenza di scene d'amore gay né contatti fisici tra il personaggio in questione e altri. La Turchia è sempre stata una nazione decisamente "gay-friendly", concepita come una sorta di rifugio per la comunità LGBT del Medio Oriente, ma il governo di Recep Tayyip Erdoğan ha manifestato negli anni una dura repressione nei confronti del movimento gay.

Parla il governo turco

Mahir Unal, portavoce del partito AKP al potere in Turchia, ha ammesso che le autorità hanno sollevato problemi con alcune sceneggiature di Netflix: "Dobbiamo scusarci collettivamente con Netflix? Cosa vogliono da noi? Dobbiamo benedire tutto ciò che Netflix fa, trovarlo giusto e santificarlo? Non esiste un argomento in cui abbiamo il diritto di sollevare riserve?". Ilhan Tasci, membro del principale partito di opposizione della Turchia, ha condannato l'interferenza in una produzione artistica privata e ha accusato il governo di Recep Tayyip Erdogan di "cercare di imporre la sua visione del mondo sulla tutta la società. Vogliono che tutta la Turchia, un paese di 83 milioni di persone, pensi come loro". Intanto, si sono diffuse voci su una possibile uscita di Netflix dalla Turchia, ma la piattaforma ha smentito confermando l'intenzione di continuare a produrre serie nel paese mediorientale.