Anche Netflix ha i suoi conti da far quadrare. A due anni di distanza dal grande investimento che ha portato la internet tv ad essere leader nel suo settore, con un fatturato di 2.64 miliardi di dollari e una crescita del 35% anno per anno che ha prodotto un utile di 178 milioni di dollari solo nell'ultimo trimestre, la società di Reed Hastings dice stop a "Girlboss" dopo una sola stagione. La serie, basata sull'autobiografia della blogger e imprenditrice Sophia Amoruso, fondatrice del negozio online Nasty Gal, raccontava la sua storia: ribelle e fuori da ogni allineamento, la giovane Sophie decide di aprire un negozio online di vestiti vintage, la sua più grande passione.

Un'avventura che però non ha convinto gli abbonati Netflix. La serie, con Britt Robertson, ha debuttato ad aprile con la sua prima stagione da 13 episodi e la cancellazione arriva un mese dopo la decisione di dire addio ad un'altra serie cult del colosso di Reed Hastings, "Sense 8", il drama di fantascienza diretto dai fratelli Wachowski ("The Matrix"). Tra le serie cancellate anche l'ambizioso musical "The Get Down", diretto da Baz Luhrmann, "Lilyhammer", "Hemlock Grove", "Bloodline", "A&E" e "Marco Polo" con gli italiani Lorenzo Richelmy e Pierfrancesco Favino.

Ted Sarandos, responsabile operativo dei contenuti Netflix, ha dichiarato che la possibilità che uno show venga cancellato se visto da poche persone, è altissima anche in una piattaforma come la loro:

Quante sono le persone che stanno guardando quello che trasmettiamo? Nel dire questo, sono convinto che uno show, anche costoso, se visto da un pubblico vasto, sia sempre una cosa fantastica. Se invece parliamo di uno show costoso per un pubblico estremamente di nicchia, allora è difficile per noi portarlo avanti a lungo.

E dopo queste parole, in molti tremano per "Better Call Saul", la serie prequel di "Breaking Bad" che non è stata ancora confermata per una quarta stagione.