15 Agosto 2013
12:15

Muccino agguerrito: “Declino Italia è colpa della Rai”

Sfogo pesantissimo, a tutto tondo, del regista su Fb, che addita il servizio pubblico di essersi reso protagonista del disfacimento della cultura italiana inseguendo l’Auditel, finendo per essere quasi una tv commerciale.
A cura di Andrea Parrella

Gabriele Muccino sfoga su Fb considerazioni ferragostane che sono tutt'altro che leggere e disimpegnate, come il periodo vorrebbe. Dopo aver abbandonato Twitter per le liti con il fratello e l'immensa querelle che scaturì dalla sua pubblicazione di quelle informazioni, il regista rivolge un pensiero allo stato dell'informazione italiana e alla Rai, rea di aver inseguito i criteri dell'Auditel trascendendo dal suo scopo reale, ovvero quello di fare cultura. Il messaggio di Muccino non riguarda solo la Rai in sé, ma anche tu l'evoluzione del potere in Italia e lo stretto collegamento con l'informazione. E' una storia a puntate, di cui riportiamo qualche estratto per rendere l'idea. La Rai sarebbe colpevole di

ogni responsabilità della decadenza culturale e di conseguenza politica, sociale ecc del nostro Paese per come si è comportata dall’avvento delle TV commerciali in poi perdendo la sua identità, il suo prestigio culturale, il suo coraggio, la sua forza e il suo dovere di restare neutrale e servizio pubblico senza dover rincorrersi al ribasso con logiche competitive e commerciali con i programmi dell’allora nascente Biscione.Il peccato originale della Rai è stato quello di inseguire le leggi dell’Auditele quindi abbassare il livello dei suoi programmi per competere con Mediaset. Una tv pubblica aveva il dovere di servire chi pagava il canone e continuare a dispensare teatro, cultura, cinema, intrattenimento ma soprattutto informazione neutrale.

Punto centrale è l'ignoranza, generata da una cronica disinformazione e Muccino non si fa scrupoli nel denunciarla:

E’ l’ignoranza che va presa a mazzate. Quella teorizzata da Gelli e messa in opera attraverso la disinformazione e il controllo totale delle TV per 20 anni. Ecco che gente siamo diventati. Voglio solo sperare si tratti di 500 disperati non rappresentativi di nulla. Voglio andare a dormire con questo pensiero. Con questo sogno, con questa illusione. Bisogna ripartire da dove tutto questo è iniziato. e non a caso. Dalla corretta, semplice, lineare, oggettiva, INFORMAZIONE. La nostra gente nuota nell’ignoranza. Ci saranno sempre politici truffatori se questi saranno gli italiani chiamati a votarli. Si riprenda il controllo della televisione pubblica e la si conduca come fosse la BBC spiegando agli italiani come stanno le cose. Le forze dell’ordine o il popolo rimuovano chi ostacola questo processo prima che si arrivi a qualcosa di grave e più serio. La gente è esausta e il governo immobile

L'invito finale è al Presidente della Repubblica, che dovrebbe destituire l'attuale Cda Rai, a favore di un'operazione limpida che riporti la Rai a 30 anni fa:

Il Presidente della Repubblica nomini immediatamente un vero consiglio di amministrazione Rai che riporti le lancette indietro di 30 anni e si ricostruisca la coscienza con la conoscenza. Ora tutto il piano di Gelli e della P2 di controllare il popolo attraverso il controllo dell’informazione è tragicamente compiuto e nessuno in 20 anni di governo come all’opposizione per non parlare del governo D’Alema, ha fatto nulla per fermarlo. Si è demonizzato Berlusconi per 20 anni quando bastava staccargli la spina. Tutto ciò ora sarebbe diverso. La spina l’aveva inserita Craxi con la concessione delle Tv Mediaset e la loro diffusione su scala nazionale. Ora qualcuno riattacchi almeno la spina alla TV pubblica e si interrompa questo piano che è peggio di un cancro. E’ la conoscenza l’arma più forte. La Rai dovrebbe offrire quello che è all’altezza del ruolo che ricopre, non deve assecondare i telespettatori. Quello lo lascino fare alle Reti come Mediaset che hanno bisogno di audience per vendere pubblicità. Questa differenza è chiara e fondamentale eppure non sembra esserlo mai stata abbastanza, seppur il Canone serva proprio a questo: ad essere indipendenti dalle logiche competitive. Alla TV pubblica se un programma di approfondimento culturale in prima serata non va bene ma arricchisce culturalmente la rete (e gli spettatori e dunque il paese), dovrebbe bastare! Anzi il vanto di fare cose che elevano culturalmente il nostro Paese contro porcate degli avversari che si svendono per vendere pubblicità dovrebbe essere il prestigio del servizio pubblico che ha un nome tra l’altro chiarissimo: SERVIZIO PER IL PUBBLICO. Invece negli anni in Rai per anni hanno tolto, bandito musica, cinema, quello d’autore, approfondimento storico e hanno lasciato tutto ciò ai canali tematici come History Channel piuttosto che National Geografic o Sky che hanno catturato il pubblico che è giustamente scappato dalla spazzatura.

Posto che Muccino non abbia tutti i torti quanto al suo fare luce sui guai del servizio pubblico, indistricabilmente coinvolto in un processo che la pone a metà tra una tv pubblica ed una privata, ci sarà qualcuno disposto ad accogliere quanto denunciato?

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