A dispetto di ascolti non esaltanti, "Adrian" è riuscito comunque nell'obiettivo di diventare uno dei casi televisivi dell'anno, se non altro per aver disatteso le aspettative di Canale 5 in fatto di numeri e sollevato una discreta quantità di polemiche e chiacchiere da bar. Le critiche al prodotto sono arrivate da più parti e nei giorni scorsi a prendere le distanze dal fumetto è stato addirittura il disegnatore che ha ispirato lo stile del fumetto, Milo Manara, che ci ha tenuto a precisare pubblicamente la sua distanza dal processo di ultimazione del progetto.

A pronunciarsi a sfavore dell'operazione anche un amico del Molleggiato, Morgan, che qualche giorno fa raccontava in televisione dell'esistenza di un progetto, sarebbe meglio dire un'intesa con Celentano per proporsi alla Rai per la direzione a due di un Festival di Sanremo. Progetto evidentemente mai andato in porto. Eppure, rispondendo a Libero, il musicista, tornato in Rai diversi giorni fa con uno speciale dedicato ai Queen, non ha fatto sconti all'amico:

Cosa ne penso di ‘Adrian‘? Mi sono piaciute alcune cose – spiega Morgan – come la scena del confessionale con Frassica. Però lo spettacolo era troppo sofisticato, troppo intellettualoide. Celentano è uno che sa comunicare a livello di massa, ma non è un filosofo, non è Severino”.

L'artista ha poi proseguito nel suo ragionamento, ritenendo il progetto di Adrian inadatto alle caratteristiche del Molleggiato: "Perché deve fare così? – continua Morgan – Anche perché di cantanti come lui ce ne sono pochi, è uno dei più grandi di tutti i tempi. Ma qui ha fatto troppa metacomunicazione. E lui non è Pasolini, non è Indro Montanelli. Cioè, non è un intellettuale, è una rockstar". Morgan conclude quindi con un affondo pesante:

Invece vuole andare lui a fare il filosofo: è troppo concentrato su di sé, al punto che fa un fumetto dove lui è giovane. È per soddisfare la sua vanità, il suo narcisismo che fa questo. Ma non importa a nessuno di vederlo giovane, di vedere Celentano che fa l’artista concettuale, come se fosse Marcel Duchamp”.