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Minacciato per una battuta su Made in Sud: “Borrelli non c’entra, prendo in giro la morte”

Lo stand-up comedian Maurizio D. Capuano è finito vittima di una gogna mediatica dopo aver scritto su Facebook una battuta su Made in Sud a poche ore dalla morte di Massimo Borrelli: “Se ho ferito qualcuno mi dispiace, ma non chiedo scusa. Significherebbe ammettere una colpa”.
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A cura di Andrea Parrella
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Cosa è lecito dire, cosa no? Negli ultimi giorni Maurizio D. Capuano avrà riflettuto sulla questione diverse volte, senza mai indietreggiare di un centimetro rispetto alle sue convinzioni. Capuano è uno stand-up comedian, fa satira e per sua natura, secondariamente perché è anche un mestiere, è abituato a dire quello che pensa (che spesso è scomodo), traducendolo in battute, paradossi linguistici e logici. L’8 maggio scrive sul suo profilo Facebook questa cosa: “Quando uno stand up comedian fa una battuta coi controcazzi, da qualche parte un comico di Made in Sud muore”. Lo stile è il suo, un approccio che ti aspetti se sei abituato a leggere le sue battute. Si tratta di satira spinta, black, quella del blog Umore Maligno per intenderci. Insomma la satira che, davanti alla sensibilità comune, anziché tirare il piede forza l'entrata, entra a gamba tesa per disinnescare i luoghi comuni.

Ad alterare questa normalità, c’è il fatto che poco prima è stata resa nota la notizia della morte di Massimo Borrelli. Un comico di Made in Sud. La battuta, a quel punto, per qualcuno diventa fuori luogo, inaccettabile. Ma quello che potrebbe essere l'espressione di un ragionevole dissenso assume i tratti e i toni della gogna mediatica non appena lo screen della battuta inizia a circolare, tra persone vicine a Borrelli e non solo. Arrivano minacce su Facebook, messaggi alla compagna di Maurizio non proprio gentili, oltre a frasi intimidatorie. Per quella battuta. Con Maurizio siamo amici (ma solo su Facebook), decido quindi di andare a conoscerlo personalmente presso lo spazio ZTN.

Maurizio, eri consapevole si trattasse di una battuta “forte”, vero?

Io so benissimo a cosa vado incontro ogni volta che scrivo una battuta. L’errore che si è fatto con la mia, è che sia una battuta su un comico defunto. E non è così. Il focus della battuta non si riferisce a lui, è solo il pretesto argomentativo. La battuta parla d’altro, parla di Made in Sud, dei comici e del prodotto. E quello è un parere personale, il mio punto di vista su Made in Sud

Che immagino non sia il tuo programma preferito..

A me non piace, non mi piace la comicità spicciola, ma non per questo io vado a dire che i comici di Made in Sud non debbano esistere, che è altra cosa.

Che tipi di minacce hai subito?

Mi sono ritrovato diversi messaggi, da gente che vuole pisciare sulla mia tomba (e penso che ci sarà la fila a questo punto), ma anche di gente con la quale ho avuto scambi abbastanza educati. Ma le minacce sono assurde, hanno messo in mezzo anche la mia compagna, che per un certo periodo ha lavorato a Made in Sud e qualcuno l’ha contattata dicendo di ricordarla come una bella persona. Ti rendi conto? Le vendette trasversali. Che poi io ho fatto battute su ogni cosa, su pedofilia e omofobia, malattie, senza che la gente protestasse.

Ti hanno definito "merda umana", accusandoti di aver scherzato su un morto 

Da quando la battuta di uno stand up comedian uccide la gente? Quanti comici di Made in Sud sono morti per una battuta? A me non risulta alcun decesso […] Purtroppo è un tipo di comicità che io so che non incontri il favore della totalità della gente. Io devo accettare, umanamente e professionalmente, chi mi dice “guarda, la battuta m’è piaciuta/non m’è piaciuta”. Quello che non posso accettare è che la gente venga a minacciarmi per la mia volontà di essere libero ed esprimere un’opinione, non sulla persona, che io non conosco. La morte è solo il pretesto, è la malattia che l’ha ucciso, non la battuta.

Molti criticano la tempistica. La battuta giusta al momento sbagliato.

Ti rendi conto del paradosso? Lenny Bruce diceva: la satira è tragedia più tempo. Se tu aspetti un po’ più di tempo, i censori e l’opinione pubblica ti daranno la possibilità di farci una battuta. E lui continuava dicendo “Se ci pensi è una cosa assurda”. Ma la questione tragedia più tempo non è un problema nostro. Il problema sono le parole, perché tu gli attribuisci il significato che vuoi. […] A differenza di quanto ha detto qualche deficiente, io non scrivo battute per diventare famoso, le scrivo per manifestare la mia libertà di pensiero, con un pensiero magari controverso e non accettato da tutti, ma le scrivo principalmente per un motivo: io prendo in giro la vita. E la morte.

Prendi in giro la morte, o la morte di un comico di Made in Sud?

Ho massimo rispetto per l’uomo, ma è la malattia che l’ha ucciso e io quello prendo in giro. Parlare di queste cose depotenzia la carica negativa che si ha in relazione a questi temi. Io capisco che questo discorso non sarebbe mai capito dai parenti o chi è coinvolto emotivamente: sull’onda emozionale tu vedi quello che non è. Mi hanno detto che Gianni Simioli ha parlato di me in radio facendomi a pezzi, senza contraddittorio, ma non si rendono conto di farmi pubblicità. La battuta sarebbe morta lì se qualcuno avesse detto mi piace/non mi piace.

Io penso che quella battuta sarebbe stata tale, per quanto meno dirompente, anche se non fosse stata scritta quel giorno, a pochi minuti dalla morte di Borrelli.

Questo io non posso dirlo, però di sicuro è assurdo che mi si venga a dire che la battuta non è stata fatta nel momento giusto. Perché a quel punto vuol dire che a te non interessa nulla della battuta in sé, ma solo del fatto che sia stata fatta in quel momento.

Inevitabile chiederti se credi di dovere delle scuse.

La mia battuta non ha niente a che fare con la morte di quest’uomo. Ha a che fare con la morte e con la vita che è stronza. Stop. Poi a me spiace che qualcuno possa trovarla orribile e scorretta, va bene: ma io non chiederò scusa. Farlo significherebbe ammettere una colpa che non ho. Come dice Ricky Gervais: se ho ferito qualcuno con una mia battuta mi dispiace, ma non chiedo scusa. E poi..

Poi cosa?

Poi in giro, secondo me, si legge roba ben peggiore.

Illuminami

Ogni qualvolta muoia qualcuno di famoso, da Bowie a Pino Daniele, mi capita di leggere cose come “ma non potevi prenderti Gigi D’Alessio?”. Questa per me è una cosa orribile e io non ho mai fatto battute augurandomi la morte di qualcuno. Ho sempre fatto battute che servissero a depotenziare la carica negativa della morte. Io so benissimo che, se non avessi fatto quella battuta, qualcuno avrebbe fatto quel pensiero. Ne ho lette diverse in giro, proprio in relazione al comico di Made in Sud, con un’impostazione simile. Le trovo brutte, ma non andrò mai a dire a chi le ha scritte che non doveva. Se quella battuta la fai con cattiveria, allora fai schifo. Se la tua motivazione è nobile, come credo la satira sia, nessuno potrà venire a dirmi che sia stato cattivo. Lo è la battuta, ma non c’è niente che voglia offendere il signor Borrelli […] Purtroppo oggi la gente non è pronta, in Italia, a questo tipo di comicità. Può essere per una questione di estrazione culturale, anche se devo dire aver incontrato persone anche di media cultura comprensiva. Negli anni ho superato quello step nel quale, quando qualcuno non ride alle tue battute allora significa non capisca un cazzo. Non è vero. Se il pubblico non ride, c’è qualcosa che nelle mie battute non va.

Restiamo sul problema culturale. La tua vicenda, per quanto lontana, mi fa venire in mente la generale corsa all’indignazione per bestemmie o parolacce sporadiche e casuali in tv. In questi giorni, ad esempio, Amadeus rischia il lavoro per una parolaccia in diretta. Non trovi surreale, a fronte di questo, pensare che si possa essere pronti a recepire una battuta come la tua?

Ci può stare che a chi ascolta dia fastidio una bestemmia o il turpiloquio in televisione. L’Italia non è educata a questo. La ragione è che non c’è scelta: ci sono Rai e Mediaset. Non c’è l’infinità di canali tematici che stanno nascendo oggi da noi col satellitare o che hanno in America. Lì ci sono emittenti dedicate a questi contenuti, con comici che fanno battute tremende. Tremende ma bellissime.

Credi esista anche un problema legato alla non fisicità di Facebook? Probabilmente quella stessa battuta, sul palco, avrebbe avuto accoglienza differente. Forse per compiacenza del pubblico, certo, venuto in un luogo in cui sa di doversi predisporre alla risata.

Sono d’accordo, anche se non del tutto. Tempo fa, in un laboratorio con Peppe Iodice, venni giustamente mandato via per una battuta improvvisata sul fratello di Mango, dicendo che la mattina, in casa sua, facevano l’appello (Mango e il fratello sono morti a poche ore di distanza, ndr). Questa battuta creò il gelo e Iodice, giustamente, si dissociò dalla battuta. E io gli chiesi scusa: quel posto non era il mio.

Ci hai mai pensato alla possibilità che la battuta fosse quella sbagliata? Anche da un punto di vista tecnico.

No, perché il focus della battuta di sposta su Made in Sud. Ma ti dico, è per me che è chiaro e anche per chi altro l’ha capita. Ma dico anche che i molti che non l’hanno capita sono stati trasportati sull’onda emozionale […] Hanno criticato Vauro per la battuta dopo la morte su Casaleggio. Oppure Charlie Hebdo. Ma io non mi metterei mai sullo stesso piano di Vauro e Charlie Hebdo, parlano di argomenti molto più importanti di una battuta su Made in Sud.

Pensi di querelare qualcuno?

Qualcuno mi ha consigliato di querelare, ma non querelo nessuno, perché le parole sono parole. Quando passeranno a dar corpo alle parole espresse, allora agirò di conseguenza.

Professionalmente ti senti avvantaggiato da quello che è accaduto?

No, assolutamente. Io non scrivo le mie battute per guadagnarci. Io esprimo un punto di vista. Qualcuno mi dirà chi me lo fa fare? Si chiama libertà di espressione. E se ricevo messaggi come questi, mi viene qualcosa da pensare.

Ciò non toglie che io continui a pensare che all’apertura dello spettacolo di Giardina, giovedì sera, verrà più gente del previsto.

Ti dico, a malincuore, che il pubblico di Satirarum (il gruppo di stand up comedian di cui Capuano fa parte, ndr), non è così numeroso.

Però adesso è come se fossi passato dall’altra parte del cancello…

La gente che ci sarà, sarà venuta per Filippo Giardina e il locale è già pieno per lui. Dovrei fare una distinzione tra chi è venuto per me e chi per Giardina. Aprirò il suo spettacolo, ma non lo monopolizzerò.

Qualcosa immagino che la dirai…

Certo.

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