8 Febbraio 2014
18:23

Mauro Coruzzi a Verissimo: “Il bambino infelice che ero mi ha reso un orso”

Spogliato dalle vesti di Platinette, per cui molti lo conosciamo, il conduttore radiofonico è stato ospite di Verissimo per un’intensa intervista a tutto tondo. C’erano anche Mara Maionchi, Rita Pavone e Linus.
A cura di A. P.

Mauro Coruzzi, quello che il pubblico italiano ha imparato a conoscere come Platinette è stato ospite di Verissimo e Silvia Toffanin. Un'intervista molto intensa nella quale si è partiti dalle origini famigliari di Coruzzi, che sarebbero state anche all'origine delle sue metamorfosi e difficoltà a rapportarsi a volte al mondo esterno. Inizia tutto con un'intervista a sua sorella, nella quale si raccontano le origini contadine della sua famiglia e la descrizione del piccolo Mauro come un bambino solo, sempre impegnato a leggere. Ma la sua versione è ancora più forte:

La storia è quella di una famiglia che non è stata molto fortunata. Non per le origini contadine, delle quali vado fiero, ma dico ai genitori di osservare questi bambini. Io sembravo un bambino buono, ma in realtà ero solo e infelice. Molte volte, quando diventano adulte, esplodono, come accaduto a me. Ancora adesso ho una valanga di infelicità e progetti non realizzati. La mia solitudine mi ha fatto diventare l'orso che sono oggi. Mi sento molto solo, oggi non esco quasi mai, tranne che per andare a teatro. Non posso andare al cinema perché non entro nelle poltrone. Sono molto infelice ma ho l'obiettivo di dimagrire

Poi una sorpresa, ovvero la lettura da parte della Toffanin della poesia che Mauro scrisse alla sua prima fidanzatina, che Verissimo contatta al telefono. Avevano 14 anni, ai primi tempi di scuola. Emerge da qui un Carrozza inedito dal passato che non tutti si sarebbero aspettati: "La lasciai per un'altra, ho un passato etero del quale francamente dovrei un po' vergognarmi, ero un tombeur des femmes". Ma come inizia il suo percorso da Platinette?

Andai a vedere questo gruppo di Drag Queen a Parma, brutte come non mai, per le quali morì dal ridere. Mi associai subito a loro. Iniziai conducendo vestito da uomo, con uno smoking con cui imitavo Oscar Wilde. poi mi capitò davanti una parrucca e da allora capì che quello sarebbe stato il mio destino.

Una sorpresa fatta da Verissimo a Mauro è la telefonata di Rita Pavone in studio, sua grande amica da molto tempo che ha anche realizzato la sigla della sua ultima trasmissione radiofonica. La Pavone lo descrive in maniera molto affettuosa: "Mauro è una persona splendida, generosa, solare, affettuosa. E' una di quelle persone che nella vita devi tenerti strette perché fanno un gran bene. Non sono sviolinate, lui sa quel che penso di lui, è una persona cara, con la quale si sta bene". La cantante ha poi concluso col cantare il ritornello di una delle sue canzoni più celebri". E subito dopo un'intervista a Linus, capo di Radio Deejay col quale Platinette ha sempre avuto un rapporto di amore-odio:

Il primo che ho conosciuto era Mauro, un autore televisivo, poi conoscendo Platinette, che ti veniva difficile immaginare fosse la stessa persona. Mi diverto molto ad ascoltare le sue esperienze amorose. Mi ricordo di un anno e mezzo fa quando ci lasciammo anche in maniera non troppo bella ed io ho in mente questa fotografia di lui, davanti all'ascensore, una volta tornato all'ovile, commosso per il suo ritorno a casa. Io vorrei da te che tu ti sentissi come uno di quei campioni che magari non sono più titolarissimi ma sono sicuri che, una volta entrati, faranno la differenza.

Infine arriva in studio un altro personaggio col quale Coruzzi ha sempre avuto un rapporto personale ed artistico particolare, ovvero Mara Maionchi. Va in onda un filmato in cui, ad Amici, le due fanno apprezzamenti insieme su quattro ballerini seminudi in studio (tra cui c'è anche Stefano De Martino) e, tornati in studio, il conduttore ci tiene a sottolineare come "Il nostro linguaggio può apparire volgare, ma in realtà rispetto a ciò che si vede è veramente l'acqua di rose, perché anche se diciamo parolacce, le diciamo sempre col sorriso e mai con quella cattiveria con cui molti usano parole che non conoscono, che paiono molto più lievi".

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