Massimo Giletti torna per la terza stagione di "Non è l'Arena". L'appuntamento è per domenica 22 settembre 2019, in una serata sempre più complessa e frastagliata se si guarda alla concorrenza e agli ascolti. Il talk di Giletti, oltre a Fabio Fazio passato su Rai2, dovrà far fronte alla fiction di Rai1 e alla new entry di Barbara d'Urso che, dopo un pezzo di titolo, imita "Non è l'Arena" anche nel giorno di messa in onda. Abbiamo intervistato il conduttore, che ripartirà da un caso, il Prati-Caltagirone gate, che proprio la D'Urso ha affrontato in modo ossessivo nel finale della scorsa stagione.

Giletti, siamo alla terza stagione e viene da un'estate in cui il suo futuro è stato incerto fino alla fine. Rimane a La7 perché sapeva che altrove non avrebbe potuto fare altro, o c'è una progettualità che la porta oltre il ragionamento anno per anno?

Sono rimasto a La7 per il senso profondo di libertà che provo qui e per il rapporto che ho con Cairo. Questi fattori mi hanno permesso di superare le offerte importanti ricevute. Avrei potuto scegliere di firmare per cinque anni, ma ho preferito di no. Il denaro non è tutto, io sono andato a cercare la libertà  produttiva, poter decidere cosa fare e con quale velocità e più entri in un mondo burocratizzato, più diventa complesso portarle avanti.

Si è accennato alla burocrazia e viene subito in mente la Rai. Quindi un'offerta da lì è arrivata?

Certo, non amo mai parlare delle proposte che arrivano da altre parti, ma non svelo nulla di nuovo se dico che il direttore di Rai1 ha avuto parole importanti per me. Non c'è stata solo l'offerta della Rai, ce n'era una molto interessante per il modello di lavoro che avrei potuto iniziare a fare. 

E non si trattava di una generalista classica?

No, non lo era. Ma sono arrivate diverse proposte…

La7 d'altronde sembra avere una marcia in più nel racconto della politica e l'estate che sta finendo lo dimostra. A parte la questione affettiva, tornare in Rai non rischiava di essere un passo indietro?

La Rai ti offre un pubblico enorme, la gente mi ferma spesso per strada chiedendomi quando torni, manco fossi andato in America. Perché la Rai è una mamma, la mamma di tutti, schiacci e la trovi lì quando si accende il televisore. Ma credo che oggi il Servizio Pubblico lo stia facendo davvero La7 e quest'estate lo ha dimostrato in modo significativo. Nella valutazione fatta a giugno c'era anche questo senso di incertezza che percepivo a viale Mazzini.

Da conoscitore dell'azienda, con il nuovo governo si aspetta un altro giro di valzer in Rai?

Secondo me sì. Storicamente, che si tratti di governo del cambiamento o altro, in pochi mesi si apportano variazioni all'interno dell'organigramma Rai. Questa è un po' la conferma che chiunque vada al potere determina il Servizio Pubblico. 

Che è un po' la ragione sostanziale per la quale ha detto no alla Rai. Il governo gialloverde aveva messo gli occhi su di lei tentando di cavalcare la sua ‘cacciata' dalla Rai.

Sì, volevo evitare che venissero apposte su di me etichette che non mi appartengono. Ripeto: sono un uomo libero, un uomo di prodotto che risponde con i numeri. Non posso essere preso per andare contro tizio o caio. 

I numeri contano anche per le scelte dei temi da trattare. L'anno scorso partiva Jimmy Bennet, quest'anno Pamela Prati, argomenti che esulano dal talk show classico: è provocazione o volontà di sparigliare le carte?

Un giorno un allenatore di calcio mi disse di non dare mai punti di riferimento e io l'ho sempre fatto, anche in Rai, cercando sempre l'opposto rispetto a quello che facevano altri. Se vuoi tenere e fare numeri non devi essere mai uguale a te stesso, devi azzerare ogni volta e ripartire, sconvolgendo anche quella che è la tua natura. Non bisogna mai essere scontati. 

E quindi perché il caso Prati-Mark Caltagirone?

Pamela Prati è un caso che fa discutere perché secondo me tra qualche anno entrerà nei manuali delle fake news e di come la televisione ha gestito qualcosa che è evidente non fosse attendibile. In questa storia mi interessa capire la fragilità delle donne che si trovano immischiate in certe situazioni.

Secondo lei quindi Pamela Prati è vittima di un sistema?

Io son convinto che la Prati possa aver sbagliato, fatto errori in questa vicenda, ma è sicuramente vittima. Questa è la mia percezione.

Domenica sera si ritroverà contro "Live – Non è la D'Urso", che ha spolpato il tema Prati e sta continuando a farlo. Assicura ai telespettatori che non vedranno due trasmissioni identiche, in onda in contemporanea su La7 e Canale 5?

Io ho la persona protagonista di questa vicenda, è una differenza sostanziale. Pamela Prati è una donna che deve raccontare la sua versione, cosa che se ci pensiamo non è mai avvenuta. La sua versione mi interessa, anche rapportandola a un'inchiesta che abbiamo realizzato: chi dice bugie? qual è il ruolo in questa storia di quella televisione che dice di essere sotto testata giornalistica?

Dopo aver lottato per due stagioni con Fazio, quest'anno la sfida si complica con l'aggiunta di Barbara d'Urso.

Quando scelsi di andare contro Fazio lo feci esplicitamente per ragioni precise, tra le quali il sentire una specie di imperativo categorico che mi spingeva a riprendermi la domenica. Ma voglio essere chiaro: non sono contro la D'Urso, rispetto molto Barbara, sa fare TV, una persona che fa centinaia di ore televisive all'anno merita rispetto anche solo per la forza fisica. Molto spesso non sono però d'accordo su come faccia la TV.

Ad esempio?

Credo che si rischi spesso di mischiare varietà e giornalismo. Essere sotto testata giornalistica obbliga a grande attenzione. Però ribadisco che non è lei la mia avversaria.

Insomma, lei rivendica il suo ruolo di outsider?

Rispetto a papi, cardinali e badesse della domenica, io sono un prete di campagna anche per le risorse. Non c'è competizione in termini di budget. Continua ad essere Davide contro Golia, ma Davide ogni tanto qualche soddisfazione se la prende. 

Se negli anni scorsi c'era un solo linguaggio al quale opporsi, ora ce ne sono due, anche molto diversi tra loro. Con gli ascolti sarà complesso uscirne indenni…

Sarà difficilissimo. Noi non possiamo mai pensare di fare i grandi numeri che abbiamo fatto gli scorsi anni. Non ci sono solo Fazio e la D'Urso, ma anche la fiction di Rai1, lo sport con le grandi partite. Numericamente non potremo reggere gli stesi risultati, ma io punterò a fare notizia, trovare strade significative. La nostra strada deve essere quella, creare storie come quella delle sorelle Napoli, che ha avuto un impatto a mio giudizio pazzesco. 

Il governo gialloverde è stato molto interessante per il racconto televisivo. Pensa che quello giallorosso sarà altrettanto prodigo di materiale per il piccolo schermo?

Lo chiederò a Renzi domenica, è lui l'uomo della settimana. Credo che il teatro che la politica è riuscita a mettere in piedi quest'estate fosse impensabile. Per il futuro saranno interessanti i due animali politici che in questo momento ci sono in Italia: Renzi, che è riuscito in un capolavoro strategico, e Salvini. Rimangono due personaggi fortissimi ed è probabilmente su questo binomio che si articolerà il racconto della politica. 

La domenica pomeriggio è roba sua. Che ne pensa dell'impatto di Mara Venier su quella fascia?

Se fossi un direttore generale, mai toglierei un programma come L'Arena che faceva 4 milioni e il 22 % di share, numeri senza logica industriale. Però è chiaro che se devi eliminare chi fa inchieste e sostituirlo con qualcosa di diverso, Mara è la regina assoluta di questo genere. Sono molto legato a lei e in tempi in cui nessuno la chiamava, le dicevo che avrebbe meritato Domenica In. 

Giletti lei ha certamente creato uno stile di conduzione. C'è qualcuno della ‘nuova' generazione che secondo lei si ispira al suo stile? Mi viene da pensare ad Eleonora Daniele, ad esempio.

La mia percezione è che in questo momento la televisione faccia ancora riferimento a una generazione di cinquantenni di grande successo, penso a Conti, Bonolis ed altri. Non mancano i nomi nuovi, ma faticano a trovare una loro strada sulla TV dei grandi numeri. Eleonora Daniele fa dei numeri importanti, ha trovato una sua strada, una sua identità, bisogna poi vederla alla prova vera, quella di gestire i grandi studi dei programmi serali, che è un mondo completamente diverso da quello del mattino. Il serale ti battezza ed è lì che si vede tutto.