Mi chiedono: ‘Quando ritorni in tv?’. Rispondo ‘Appena mi offrono qualcosa’. In realtà mi offrono un sacco di cose che non m’interessano” dichiara Marisa Laurito a Il Fatto Quotidiano, commentando la sua assenza dagli attuali palinsesti televisivi. Svariate sono le proposte ricevute dall’attrice che ha lavorato accanto a grandi nomi dello spettacolo come Renzo Arbore, Luciano De Crescenzo, Eduardo De Filippo. I reality, soprattutto. “Tutti e in tutte le forme, da opinionista a concorrente” racconta, svelando di avere detto no ad Amici Celebrities, la prima edizione vip del talent show di Maria De Filippi.

Perché Marita Laurito ha detto no ad Amici Celebrities

La competizione con altri artisti sul palco è la molla che l’ha spinta a rifiutare la proposta del programma. “Perché non mi piace la modalità della gara, la trovo irritante. Sono una professionista: un conto è fare spettacolo, un altro è gareggiare” spiega l’attrice “E poi detesto il brivido blu di suspense per capire chi ha vinto: lo trovo stupido”. Più in generale, è la televisione tutta a convincerla meno che in passato: “È S

scadente. Ci sono poche idee, non c’è la voglia di azzardare come negli anni ’80 e ’90. Si lavorava, si provava, s’ideavano cose che restavano nel tempo. Oggi è tutto cotto e mangiato. Non mi ci trovo più”.

La vita di Marisa Laurito tra teatro e pittura

È ancora l’arte la passione che muove la vita di Marisa, quella per il teatro (sul palco da attrice e dietro le quinte da direttrice artistica del teatro Trianon Viviani) e quella, nata successivamente, per la pittura. Il talento ereditato da un prozio le ha permesso di pagarsi parte degli studi di recitazione: “Mamma era una concertista ma come tutte le donne dell’epoca, non poteva esibirsi. Aveva un negozio e ogni tanto dipingeva: mi spinse a seguire la sua passione perché intuì che ero portata per la pittura. Così mi ritrovai a vendere qualche crosta per poche lire ai turisti e con quei soldi mi pagavo le lezioni di recitazione che facevo di nascosto”. Fu un’amica a convincerla a esporre e Laurito lo fece, nonostante il timore di essere penalizzata dal cognome. Come accadde quando espose alla Biennale di Venezia:

M’invitò il critico Daniele Radini Tedeschi e accettai. Oltre a me c’erano Romina Power, Jacopo Fo e Franco Nero. Furono polemiche sciocche: va giudicata la qualità delle opere, non il nome. Nel mondo dell’arte c’è un po’ d’imbecillità e chiusura mentale. Ma accade ovunque, anche a teatro.