Negli ultimi giorni si è tornato a parlare prepotentemente della conduttrice del Tg1 Marina Nalesso, che negli ultimi mesi ha fatto parlare molto di sé, oltre che per le sue capacità professionali, in virtù della scelta di andare in onda con un vistoso crocifisso al collo. Una decisione, la sua, che ha generato reazioni e discussioni rispetto all'opportunità di indossare un simbolo così evidente, col rischio di urtare la sensibilità di alcuni telespettatori.

La giornalista, che conduce l'edizione pomeridiana della prima testata Rai, tuttavia, non pare affatto preoccupata dalle polemiche, ma anzi nelle sporadiche uscite pubbliche non ha fatto mistero di essere felice della discussione determinata da questa sua scelta. In un'intervista rilasciati a Cristiani Today lo scorso giugno, Marina Nalesso aveva commentato così un fatto che ha addirittura superato i confini nazionali:

Sono felice perché io, umilmente, sono stata semplicemente lo strumento e l'occasione per parlare di Lui. Questo per me è il più grande simbolo d'amore e segno d'amore che esista al mondo, il simbolo di colui che ha dato la sua vita per la nostra salvezza. Quando una persona dà la vita per salvare un'altra vita, noi giornalisti lo innalziamo come eroe e santo. Ma non capiamo che c'è stata una persona che ha dato la sua vita per la nostra salvezza. Sono felice perché in tutto il mondo si è parlato di nuovo di Gesù Cristo, del suo sacrificio, del senso che ha portare questo simbolo. Sono state molte le persone che mi hanno scritto dicendo che ho dato loro coraggio.

Non teme di mostrare esplicitamente il suo percorso di fede, e anzi si dice contraria a chi si oppone alla sua decisione di andare in onda col crocifisso, sostenendo che la fede sia una cosa da vivere in forma privata: "Ci hanno inculcato in maniera strisciante che la fede vada vissuta privatamente. Ma questo è un controsenso, se una persona ha fede, è ciò che è in tutto ciò che fa, in ogni gesto, ogni piccola attenzione, ogni sorriso. Non può essere nascosta, nei gesti come nei simboli". 

Il percorso di fede di Marina Nalesso

Il suo percorso di fede proviene da un dolore, un'esperienza personale che l'ha portata ad avvicinarsi molto al credo, in maniera ancora più forte di quanto non fosse successo prima, nonostante la sua formazione cattolica: "Il dolore mi ha portato a pregare lui e chiedergli aiuto, un segno. E miracolosamente lui mi ha ascoltato e mi ha teso la mano. Quindi è stato un percorso di persone che si sono avvicinate e mi hanno accompagnato per mano lungo questa strada". Curiosità legittima è sicuramente quella di capire come abbiano reagito i colleghi che lavorano a stretto contatto con lei quotidianamente:

I miei colleghi di lavoro sono divisi. Qualcuno mi ha espresso solidarietà, alcuni si sono avvicinati, però devo dire che c'è stato molto silenzio. Probabilmente molte persone non condividono, ma in fondo ognuno è fatto in modo diverso. Ma dirò la verità, io sono serena a prescindere, con o senza attacchi, con o senza solidarietà. Sto bene, non ho mai avuto alcun tipo di freno e ripensamento o riflessione. Non mi pongo assolutamente il problema.