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Marco Travaglio attacca Urbano Cairo: “Già portaborse di Berlusconi, dice balle”

Il vicedirettore del Fatto Quotidiano attacca il patron di La7, che ha difeso in toto Michele Santoro nel merito della lite tra i due di giovedì scorso. Visti i presupposti, quanto possibilità ci sono che il sodalizio tra Santoro e Travaglio vada avanti?
A cura di Andrea Parrella
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Quello che la settimana scorsa è cominciato a Servizio Pubblico, tra Travaglio e Santoro, con il vice direttore del Fatto Quotidiano che ha abbandonato lo studio, non sembra un caso destinato ad essere isolato, senza lasciare alcuno strascico in futuro. A dimostrarlo sono state le prime parole di Michele Santoro, che il giorno dopo la sfuriata in studio, si limitò a dire che se ci fossero state divergenze incompatibili con Travaglio, pur rimanendo intatto il rapporto di amicizia, le strade si sarebbero naturalmente potute dividere. E nemmeno così morbido era stato Travaglio, nel suo editoriale sul Fatto, non aveva ceduto un passo rispetto al suo ritenere di aver ragione per il comportamento assunto.

Ad aggiungere carne al fuoco è stato Urbano Cairo, proprietario della rete, che si è schierato in toto a favore di Michele Santoro, in un'intervista a Repubblica nella quale ha ravvivato l'eventuale e certa divergenza tra il conduttore e l'editorialista nel merito dell'attuale situazione politica. Per quanto Cairo specifica di non credere che la lite fosse dovuta alle differenti vedute dei due sul Movimento 5 Stelle. E Travaglio, che non è certo un tipo che le cose se le tiene, ha risposto in rima a Cairo attaccando pesantemente il patron di rete definendolo, innanzitutto "già portaborse di Berlusconi", rincarando la dose con una precisazione sul battibecco con Santoro, che di politico non avrebbe, a suo parere, nulla:

Repubblica intervista il padrone de La7, Urbano Cairo, già portaborse di Berlusconi, con il titolo: "Santoro o Travaglio? Scelgo Michele, non amo le risse in tv". E vabbè, come diceva Troisi: mo' me lo segno. Cairo fa pure credere che io me ne sia andato dallo studio di Servizio Pubblico perché non volevo che l'"angelo del fango" mi "facesse domande" e che il governatore Burlando "dicesse la sua"; e che tutto sia nato dal fatto che io e Santoro abbiamo "un diverso modo di vedere la politica grillina". Naturalmente sono tutte balle: Grillo non c'entra una beneamata mazza e non ho mai chiesto di zittire qualcuno. Semplicemente non condividevo le strampalate e incomprensibili contestazioni dell'"angelo" (che non mi ha posto alcuna domanda) e mi ostinavo a ribattere alle spudorate provocazioni di Burlando.

A seguire l'obiettivo cambia ed è Francesco Merlo di Repubblica a finire nel mirino del vicedirettore del Fatto Quotidiano, colpevole di averlo accusato, senza dati, di fare una tv dell'insulto: "Ho sfidato Francesco Merlo che mi accusava di fare "tv dell'insulto" da 8 anni, da quando collaboro con Santoro a citare un solo insulto contenuto nei miei oltre 200 interventi ad Annozero e a Servizio Pubblico dal 2006 a oggi. Merlo, noto cultore del contraddittorio, non ha risposto: l'ha fatto, in sua vece, il suo vice Messina. Che tutto contento è riuscito a scovare due miei sanguinosi insulti. Purtroppo però non erano nelle mie rubriche televisive oggetto della polemica con Merlo: erano in due articoli sul Fatto, e non erano neppure insulti."

Ora, è lecito chiedersi se queste premesse possano lasciare lo spazio, il benché minimo spazio di manovra, perché una coesistenza di Travaglio e Santoro possa ancora sussistere. Anzi, sarebbe il caso di dire che la parte altra non è più Santoro, bensì La7 stessa, con la cui dirigenza le acque si fanno più che agitate. Per quanto Servizio Pubblico abbia sempre mantenuto un'autonomia editoriale di base rispetto alla rete che ospitava il programma, è verosimile che la situazione interna riesca a sanarsi al punto da concedere che un percorso quasi decennale prosegua? In questo caso, sarà importante capire la posizione di Santoro.

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