Intervenuta nello studio di Storie Italiane, Manuela Arcuri racconta la sua conoscenza virtuale con Simone Coppi, personaggio immaginario che l’attrice ritiene sia stato concepito da Pamela Perricciolo, agente di Pamela Prati. Di fronte a Eleonora Daniele che da qualche mese si sta occupando della vicenda che fa da contorno al matrimonio mai celebrato della Prati, l’attrice romana ha raccontato la sua esperienza.

Un episodio che risale a 10 anni fa

Manuela ricorda quella parentesi vissuta circa 10 anni fa, già anticipata da Sergio Arcuri a Fanpage.it: “Pamela Perricciolo si è presa gioco di me, è stato un gioco perverso. Senza nessun fine, solo per il gusto di giocare. Mi fece vedere le foto di Simone Coppi, un bellissimo ragazzo. Mi fece vedere perfino la casa in cui abitava e, visto che all’epoca ero single, accettai che me lo presentasse. Mi ha fatto parlare più volte con lui al telefono, chissà con chi parlavo. Questo giochino non è durato nemmeno un mese ma ci sono rimasta male. Credo che la sua gratificazione sia stata giocare con una persona come me. Sono stata male, mi sono sentita presa in giro”. Poi conclude: “È il gioco di due ragazze giovani che manipolano le persone in questo modo, un gioco perverso e malato”.

In studio anche Emanuele Trimarchi

In collegamento con lo studio di Storie Italiane c’era Emanuele Trimarchi, ex corteggiatore di Uomini e Donne che ha mosso nei confronti di Pamela ed Eliana Michelazzo accuse molto pesanti. Il romano commenta il caso della Arcuri: “Credo volessero portare Manuela dalla loro parte. Hanno usato questo gioco con lei per poterla far entrare nella loro cerchia”. Rispetto alla sua vicenda personale, invece, aggiunge:

Io sono stato malissimo. Le ho frequentate per un anno e quell’anno è stato infernale: persi 10 chili e finii in depressione. Me le presentò una carissima amica. Loro mi raccontavano che potevano farmi entrare a far parte di alcuni programmi televisivi. In seguito fui minacciato da loro, non avevo più una vita privata, dovetti cambiare numero di telefono. Venivo minacciato da questo Simone Coppi che mi era stato spacciato come un magistrato. Lo usavano per intimorirmi. Mi scriveva messaggi attraverso Facebook dicendomi che dovevo fare quello che dicevano loro, sennò mi sbatteva dentro. Mi diceva addirittura che ero pedinato. Non denunciai perché avevo paura, non riuscivo a uscirne.