Da un anno a questa parte dietro ai palinsesti della domenica si celano informazioni fondamentali sul nuovo assetto politico italiano e sul rapporto tra politica e media. Domenica 11 novembre, mentre a "Che Tempo Che Fa" su Rai 1 Rocco Casalino si scusava pubblicamente per le parole pronunciate 14 anni fa nel video tornato agli onori delle cronache in questi giorni, su La7 il vicepremier Luigi Di Maio si faceva intervistare da Massimo Giletti a "Non è l'Arena". Il leader del Movimento 5 Stelle ha risposto alle domande del conduttore sui temi più caldi, a cominciare dagli attacchi alla stampa successivi alla notizia dell'assoluzione di Virginia Raggi.

Una lunga intervista, di circa 5o minuti, che non ha toccato solo aspetti di tipo strettamente politico, ma contiene alcuni dettagli fondamentali in grado di aiutare a capire qualcosa in più sull'attuale contesto televisivo italiano. L'attuale ministro del Lavoro ha tirato più volte per la giacca il conduttore, facendo riferimento al suo passaggio a La7 di un anno fa in seguito alla cacciata dalla Rai. Un fatto su cui molte forze politiche hanno tentato di mettere il cappello. Quando, parlando dell'editoria, Giletti ha rimarcato la libertà a lui concessa dal suo editore Cairo, Di Maio ha aggiunto: "Lei ha dato una bella lezione anche alla Rai, venendo qui e facendo Non è l'Arena, battendo la concorrenza. Non è un caso che questo discorso libero lo stiamo facendo qui stasera". 

Non è tutto, perché alcuni minuti dopo arriva un altro riferimento all'esperienza di Giletti. Il punto di partenza è ancora quello dell'attuale situazione dell'editoria italiana: "Quelli che attaccavano fino a un po' di tempo fa i giornalisti, sono quelli che l'hanno cacciata dalla Rai perché parlava di vitalizi e faceva inchieste scomode sugli sprechi della politica". Giletti glissa, ma non riesce a nascondere del tutto un sorriso che gli ascolti di questa mattina non possono che confermare.

Parlando degli insulti alla stampa dei giorni scorsi, il conduttore prova ad inchiodare Di Maio alle sue responsabilità, facendogli notare come parole come "giornalisti sciacalli" risultino particolarmente sinistre se pronunciate da un ministro della Repubblica. Di Maio si difende: "Quando si commette un'ingiustizia ci sono due generi di colpevoli, cioè chi commette l'ingiustizia e chi si gira dall'altra parte facendo finta di niente. Nel mondo del giornalismo, negli ultimi anni, io ho visto un atteggiamento spesso troppo corporativo, quando si attaccava un giornalista, tutti scattavano in difesa di titoli a volte ignobili".