Alzi la mano chi non si è fermato a pensare: "Ehi, ma questo dove l'ho già visto?". Perché è così, la fantascienza di "Love, Death and Robots" è un prodotto derivativo, ispirato da tantissime storie, racconti e romanzi pubblicati nel corso di decenni da riviste di settore, da editori di genere. Tante piccole perline che non hanno nulla di originale, ma hanno il grande merito di fare quello che lo spettatore chiede da sempre a Netflix: intrattenere. Si compone di 18 episodi tutti autoconclusivi e di durata condensata tra i 5 ai 18 minuti ed è un progetto firmato da David Fincher, quello che la generazione X venera come il divino regista di "Seven" e di "Fight Club", e Tim Milleril nuovo che avanza per la generazione Z, già regista di "Deadpool" e prossimo a portare al cinema un nuovo "Terminator".

Diciotto episodi autoconclusivi, dicevamo, in cui l'unico filo conduttore è il territorio sterminato della fantascienza, dalla ucronìa alla space opera fino alle tinte steampunk e cyberpunk. Cambia lo stile, dalla computer graphic al disegno sporcato, al motion capture fino a un ibrido live action, e in 18 episodi lo spettatore si ritrova immerso in un carosello di colori, comportamenti stravaganti, storie e personaggi al confine del mondo. C'è sesso, ironia, visioni oniriche che arrivano come un contraccolpo fortissimo da episodio in episodio. E l'effetto dejavù torna sempre ma non stona mai.

Amerete i "Tre robot" in giro in un futuro post-apocalittico: "Lo sai come sono le città post-apocalisse, ne hai vista una, le hai viste tutte". Resterete colpiti da alcune sequenze del primo episodio, "Il vantaggio di Sonnie", una storia cyberpunk in cui le brutali sensazioni di una violenza sessuale vengono declinate in uno scontro tra mostri controllati con onde neurali. Resterete probabilmente a bocca aperta in "Oltre Aquila", corto liberamente tratto da "Beyond the Aquila Rift" di Alastair Reynolds. A creare un po' di battage che non guasta mai, anche la bufala sulla sequenza degli episodi in base all'orientamento sessuale dell'utente.

Vi diranno che è "derivativo", "poco originale" e per "cervelli pigri", a parere di chi scrive, pur non creando nulla di nuovo e non spostando alcun equilibrio rispetto a quanto il genere abbia prodotto negli anni, "Love, Death and Robots" resta un prodotto di altissimo livello sul piano dell'intrattenimento, perfetto per incrociare i gusti dei nostalgici e dei più giovani, che magari si approcciano per la prima volta a questi ambienti. È una droga di accesso. Crea dipendenza.