Tre le nuove uscite di Amazon Prime Video c'è il format "LOL-Chi ride è fuori", condotto da Fedez e Mara Maionchi che, in pochi giorni, è diventato uno degli show più visti sulla nota piattaforma streaming. Un modo diverso di fruire della comicità, che ha messo a disposizione del pubblico dieci comici con un unico grande obiettivo: resistere alla risata per sei lunghissime ore, anche il minimo accenno di sorriso diventa un'ammonizione e quando si è recidivi si arriva anche l'eliminazione. La comicità, però, come ogni forma d'arte e di intrattenimento è un qualcosa di estremamente soggettivo che tocca le corde del singolo, motivo per cui uno show nato con il presupposto paradossale di fare ridere non ridendo, potrebbe essere piuttosto divisivo.

Due generazioni di comici a confronto

Come accennato poco fa, quindi, LOL-Chi ride è fuori nasce come un gioco in cui l'unica regola da rispettare è anche la più difficile: non ridere. I personaggi scelti per questa prima edizione sono stati pescati dal fior fiore della comicità italiana da Caterina Guzzanti a Katia Follesa, da Lillo a Elio ad Angelo Pintus, per poi arrivare a quella che si potrebbe definire la nuova generazione di comici come Frank Matano, Ciro e Fru dei The Jackal, Michela Giraud e Luca Ravenna. Insomma, dieci modi diversi di intendere l'arte della risata, dieci personalità che si sfidano su un terreno cedevole e ingannevole come quello della capacità di far ridere, che non è affatto scontata. Nonostante qualche critica e qualche falla di carattere tecnico in cui può incappare qualsiasi show alla prima edizione, LOL non delude le aspettative in quanto vende esattamente ciò che è, ovvero intrattenimento, e in quanto tale ha raggiunto perfettamente il suo scopo: far trascorrere del tempo in modo giocoso. La qualità del tempo trascorso, come sempre, tocca al singolo valutarla.

Dove si nasconde la comicità di LOL?

Questo show ci ha permesso di leggere, in maniera immediata, dove si nasconde davvero la comicità di questi personaggi che ormai fanno parte del nostro immaginario televisivo e che abbiamo innalzato a paladini della risata. Ma quanti, messi alle strette sono davvero riusciti nell'intento? Abbiamo visto Caterina Guzzanti capace di far ridere solo interpretando dei ruoli, travestendosi e diventando altro da sé, abbiamo visto i limiti di Luca Ravenna che pur essendo un bravo stand up comedian senza il pubblico con gli occhi puntati su di lui non é emerso come avrebbe potuto e, infatti, è stato uno dei primi ad abbandonare il teatro. Ancora, abbiamo visto Fru, funzionante come spalla, ma scontornato dal suo solito contesto ha perso la sua forza.

Il paradosso dello show

E poi abbiamo visto dello persone, prima ancora che dei comici, che hanno vissuto una situazione paradossale e in una condizione del genere la risata può essere scaturita da qualsiasi cosa, le stesse espressioni adottate per evitare di scoppiare da un momento all'altro hanno generato tanto nello spettatore, quanto nell'attore stesso, il riso più spontaneo. Dimostrazione lampante di questa situazione è stato il momento in cui Pintus ha dovuto abbandonare lo show, vinto dalla sua stessa battuta e dall'obbligo che ha costretto i suoi compagni d'avventura a resistergli ogniqualvolta avrebbero voluto scoppiare in una fragorosa risata.

Far ridere è un'arte

Ognuno di noi sa per cosa ha riso di più e per cosa invece ha storto un po' il naso o ha sentito quell'imbarazzo gelido, per cui una cosa che avrebbe dovuto far ridere non ha colto nel segno. In fondo, come qualsiasi forma d'arte, sebbene si possa fondare su principi universali, la comicità non è uguale per tutti: quello che fa ridere una persona, potrebbe non far ridere un'altra. Ragion per cui pensare che lo show sarebbe potuto essere ancora più "onesto" promuovendo una risata sincera ad ogni battuta che avrebbe davvero scatenato il divertimento di uno dei presenti, sarebbe stato impossibile: in un attimo lo studio si sarebbe potuto svuotare o, al contrario, sarebbe potuto rimanere pieno all'infinto. Questo non vuol dire, però, che il prodotto non funzioni o non sia migliorabile e soprattutto "scelga di non fa ridere", perché quest'ultima scelta spetta solo a chi lo sta guardando e alla sua personale concezione di comicità.

Il successo di LOL

LOL sfrutta quel gioco psicologico per cui quando si è impossibilitati a fare una determinata cosa, quell'azione occupa in maniera prepotente il pensiero di chi non può metterla in atto. Per cui, vietata la risata, ogni possibile gesto viene amplificato dal divieto stesso e diventa inevitabilmente una caricatura, davanti alla quale è davvero difficile restare seri. Ed è proprio qui che si nasconde il successo di questo show, così semplice ma allo stesso tempo così stratificato.